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Secondo l’agenzia, il 2025 inizierà bene. Poi tutto dipenderà dalle politiche di Trump, che potrebbero causare condizioni finanziarie più rigide, un rafforzamento del dollaro e un quadro macro più complesso
Nonostante l’economia globale inizierà il nuovo anno in “una posizione relativamente buona”, per gli investitori è arrivato il momento di allacciare le cinture di sicurezza. L’avvertimento arriva dall’agenzia di rating S&P che, nel suo Global Economic Outlook per il primo trimestre del 2025, segnala rischi in aumento. A preoccupare sono soprattutto le annunciate politiche protezionistiche del presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, che minacciano di far salire di nuovo le pressioni inflazionistiche e scatenare condizioni finanziarie più restrittive.
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Economia globale resiliente. Per ora
Secondo gli analisti delle società, al momento si conferma una certa resilienza macroeconomica a livello globale e un atterraggio morbido sembra a portata di mano. Naturalmente ci sono profonde divergenze tra le principali regioni: gli Stati Uniti continuano infatti a mettere in ombra il loro gruppo di pari, mentre l’Eurozona registra una modesta ripresa e la Cina corre al di sotto dell’obiettivo ufficiale del 5%, ancora zavorrata dagli effetti della crisi del settore immobiliare. Intanto le banche centrali hanno iniziato a ridurre i tassi di interesse, ma i tagli si stanno concretizzato a un ritmo inferiore rispetto a quanto atteso dai mercati. Soprattutto la Federal Reserve, che per gli investitori ora potrebbe frenare in maniera decisa il suo ciclo di allentamento, in contrasto con quanto stimato solo qualche mese fa.
PIL USA sotto il 2%, Cina frenata dai dazi
Per questo la view dell’agenzia relativa alla crescita del PIL al momento non si discosta di molto da quella pubblicata a settembre, se non per incorporare le modifiche relative agli effetti base. Gli analisti preferiscono infatti un approccio “attendista”, in attesa cioè di capire come si evolveranno le questioni geopolitiche. La stima è che l’economia globale si espanderà di circa il 3% nel 2025, con gli Stati Uniti che rallenteranno al di sotto del 2% prima di tornare al potenziale.
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L’Eurozona continuerà la sua graduale ripresa nei prossimi dodici mesi per raggiungere il suo potenziale tasso di crescita, mentre la Cina rallenterà al 4% con i dazi USA che indeboliranno esportazioni e investimenti. Nel resto del mondo il quadro è misto. Tra le economie avanzate, il Giappone rimbalzerà e si stabilizzerà a circa l’1% di crescita. Il Regno Unito seguirà una traiettoria simile arrivando all’1,5%. Nei principali mercati emergenti, l’India manterrà il testimone della crescita globale, con un tasso di espansione che dovrebbe rimanere appena sotto il 7%. Brasile e Messico dovrebbero convergere verso una crescita di circa il 2% (con il Messico che avrà un 2025 più debole), mentre il Sudafrica dovrebbe migliorare fino a toccare circa l’1,5% nei prossimi anni.
L’incognita Trump
Detto questo, l’agenzia precisa però che sull’intero globo incombe la politica trumpiana. Già ora, prima di entrare in carica, il neo presidente sta spostando l’ago della bilancia macrofinanziaria e sta facendo aumentare i rischi di ribasso per l’economia. “Il livello effettivo di attuazione delle politiche è una grande incognita”, si legge nel report. Intanto, l’analisi preliminare di S&P sull’agenda della nuova amministrazione statunitense indica che gli effetti positivi sulla crescita saranno minimi, le pressioni inflazionistiche aumenteranno e che la Fed probabilmente interromperà il taglio dei tassi prima del previsto. “Ciò porterà a condizioni finanziarie più rigide, a un rafforzamento del dollaro e a un quadro macroeconomico più complesso a livello globale”, viene specificato. La previsione è che la Fed riduca il costo del denaro in modo più graduale, raggiungendo un tasso neutrale presunto del 3,1% entro il quarto trimestre del 2026, non più entro l’ultima parte del 2025 come stimato nel report di settembre.
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Per gli analisti, i cambiamenti potenzialmente importanti nelle politiche fiscali, commerciali e di immigrazione sono incognite significative, mentre preoccupa anche la fine della resilienza della spesa dei consumatori americani e della domanda di lavoro. “La nuova amministrazione USA mira a ‘rinvigorire’ un’economia che sta già funzionando a un livello pari o superiore al potenziale, sollevando lo spettro di una maggiore pressione inflazionistica, tassi USA più elevati lungo la curva e un dollaro più forte. Ciò inasprisce le condizioni finanziarie statunitensi e si riverserà su una serie di altre economie, principalmente sui mercati emergenti”, conclude Paul Gruenwald, global chief economist di S&P Global Ratings.
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