Per BG Saxo, da trade tattico il comparto è ormai una componente stabile del portafoglio. Ma tra geopolitica, regole nuove e AI, è il momento di fare ordine per individuare i futuri vincitori e vinti
Charu Chanana, Market Strategist di BG SAXO e Saxo Bank
L’inizio del 2026 ha confermato quanto già si era intuito lo scorso anno: la difesa non è più un semplice trade tattico. Con le tensioni che continuano a moltiplicarsi su più fronti, dal conflitto USA-Venezuela alla crisi in Groenlandia, fino alle frizioni tra Cina e Giappone, il settore è ormai diventato una componente stabile del portafoglio. A rimarcarlo è Charu Chanana, chief investment strategist di BG Saxo e Saxo Bank, che tuttavia evidenzia come sia il momento di fare ordine: se è vero infatti che la spesa sta aumentando, le regole si stanno però restringendo, causando un rialzo non uniforme del comparto. Ecco perché diventa necessario per gli investitori saper distinguere i futuri vincitori e vinti, tenendo anche conto dei radicali cambiamenti prodotti dall’intelligenza artificiale.
Tre forze spingono la difesa. E la prima è la geopolitica
“La difesa si trova all’intersezione di tre forze importanti per gli investimenti a lungo termine: la geopolitica ha riposizionato il punto di riferimento, l’Europa sta cercando di trasformare l’urgenza in un piano pluriennale e l’AI sta cambiando l’aspetto del settore”, spiega Chanana. D’altra parte l’anno nuovo è iniziato ricordando che le questioni di sicurezza nazionale non sono più rimandabili. Protagonisti sono come sempre gli USA, dove le conseguenze dell’operazione in Venezuela hanno rafforzato un clima rigido di politica di potere. Sull’altra sponda dell’Atlantico, intanto, i leader UE hanno sottolineato che il futuro della Groenlandia dovrà essere determinato dalla nazione stessa in accordo con la Danimarca. E in Asia le tensioni tra Giappone e Cina si sono acuite, con Pechino che ha limitato le esportazioni a Tokyo e quest’ultima che ha approvato un budget militare record (9 trilioni di yen per il prossimo anno fiscale, secondo Reuters). “Questo è rilevante per gli investitori perché la spesa per la difesa è spesso uno dei primi settori dove i governi cercano di ‘fare qualcosa di tangibile’, anche quando altre parti del bilancio sono sotto pressione”, osserva l’esperta.
La svolta europea
A parte le ultime tensioni, Chanana sottolinea come la NATO abbia già alzato il livello della spesa per la difesa europea. Gli impegni del summit dell’Aia, infatti, puntano al 5% del PIL entro il 2035, con almeno il 3,5% destinato al settore nel suo nucleo e fino all’1,5% verso aree legate alla sicurezza. “In Europa, la pressione sulla spesa è in aumento, sebbene con ritmi diversi tra Paesi. E la definizione di ‘difesa’ oggi va oltre le sole armi, ma comprende ambiti come la resilienza delle infrastrutture e la protezione delle reti”, chiarisce. Ne deriva che il Vecchio Continente darà maggiore importanza alle filiere locali non solo acquistando attrezzature, ma anche costruendo capacità produttiva interna.
Al di là dell’Oceano, il presidente Trump ha richiesto un budget militare di 1,5 trilioni di dollari per il 2027, in forte aumento rispetto ai 901 miliardi previsti per il 2026. Allo stesso tempo ha imposto aspettative più rigide ai fornitori, spingendoli a dare priorità alla produzione e alle consegne, piuttosto che ai pagamenti agli azionisti, in caso di performance insufficienti. “La domanda è destinata a crescere, ma il settore dovrà fare i conti con una maggiore attenzione politica”, avverte Chanana, secondo cui questo potrebbe generare oscillazioni mirate sui singoli titoli. “Soprattutto per le aziende coinvolte in programmi in ritardo o con costi fuori controllo”, precisa.
La (rischiosa) rivoluzione dell’AI
A tutto questo, secondo l’esperta, si aggiunge il fatto che l’intelligenza artificiale sta cambiando la difesa più rapidamente di quanto si pensi. L’impatto, spiega, è pratico e a breve termine: più sistemi senza pilota, più rilevamento e tracciamento, connettività più sicura e più software. Tuttavia i rischi non mancano, mette in guardia Chanana: “L’AI nel campo della sicurezza può diventare rapidamente controversa a causa di incidenti, uso improprio o reazioni negative pubbliche. E questo può rallentare progetti, cambiare regole o ridirigere la spesa”.
La chief investment strategist di BG Saxo e Saxo Bank fa quindi una piccola mappa del settore per chiarire il quadro, individuando cinque grandi aree. La prima è quella della difesa aerea e missilistica, che si concentra sulla protezione di città, basi e infrastrutture critiche. E spesso include sensori, elettronica di difesa aerea e sistemi di comando. Qui le aziende da tenere d’occhio, per Chanana, sono soprattutto l’americana RTX e le europee Thales e Saab. A suo parere bisogna però monitorare i nuovi ordini, le scadenze di consegna e se il rifornimento diventa prioritario. Secondo comparto è quello della produzione di armi e munizioni, “molto importante quando i governi vogliono ricostruire gli arsenali e ridurre i tempi di consegna”, assicura. I nomi da segnarsi sono europei, Rheinmetall e BAE Systems, ma anche quello dell’americana General Dynamics. Da guardare con attenzione ci sono invece l’espansione della capacità produttiva, la disponibilità dei componenti chiave e la pressione politica sui prezzi.
Terza area, per Chanana, è quella che comprende spazio, sorveglianza e comunicazioni sicure. Qui il tema AI e dati è più centrale. Nella lista dell’esperta spiccano le statunitensi Northrop Grumman, L3Harris ePalantir e le europee Leonardo e Thales. Mentre da osservare ci sono i contratti governativi che passano da piloti a implementazione reale ed eventuali resistenze politiche improvvise intorno alla sorveglianza o all’AI. Segue il comparto della costruzione navale, che supporta la sicurezza marittima, ma dove i progetti possono durare più a lungo e affrontare rischi di consegna. Le aziende protagoniste sono Huntington Ingalls e General Dynamics, entrambe a stelle e strisce, cui si aggiunge l’europea Rolls-Royce. Tra i rischi, le costrizioni alla capacità e i ritardi nei programmi, oltre alle tempistiche non sempre chiare. Infine, c’è il Giappone che merita un’area dedicata. “Il Paese si è focalizzato su un percorso di maggiore spesa per la sicurezza e i nomi investibili tendono a riflettere diverse parti dell’ecosistema”, spiega Chanana. Che cita Mitsubishi Heavy Industries, IHI Corporation e NEC.
Quattro rischi da monitorare
Infine, Chanana elenca quattro rischi da monitorare. Il primo è collegato alla pressione fiscale: ambizioni di difesa più elevate si scontrano infatti con debito, costi d’interesse e priorità domestiche concorrenti. “Questo può rallentare il ritmo o cambiare cosa viene finanziato per primo”, fa notare. Il secondo pericolo è politico: la pressione degli Stati Uniti per prioritizzare la produzione rispetto ai pagamenti può infatti creare volatilità improvvisa in alcuni nomi. Inevitabile è poi il rischio di esecuzione, dal momento che ritardi di consegna e sforamenti nei costi possono danneggiare il sentiment anche quando la spesa sta aumentando. Infine, l’esperta torna a mettere in guardia sulle possibili controversie legate all’AI. “La regolamentazione e l’attenzione politica possono arrivare rapidamente in caso di incidenti”, conclude.
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