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Generazionale, geografico, di genere: per l’acting head of Italy Distribution di Invesco EMEA, sono questi i tre gap da colmare con una strategia condivisa. “Il nostro compito è sensibilizzare, ma il supporto delle istituzioni è imprescindibile”
La scarsa educazione finanziaria è uno dei principali limiti alla crescita del risparmio gestito. “I dati dicono che solo il 40% degli italiani ha una buona conoscenza finanziaria”, osserva Frank Di Crocco, acting head of Italy Distribution di Invesco EMEA, che inquadra con precisione le criticità: “Abbiamo almeno tre grandi filoni su cui lavorare: generazionale, di genere e geografico”.

Tre gap da colmare
Il primo riguarda la mancanza di basi tra i più giovani, che pure mostrano una maggiore propensione all’apprendimento. Il secondo è legato a una storica esclusione delle donne dalle decisioni di investimento familiari. Il terzo evidenzia un divario territoriale tra Nord e Sud del Paese. “Questi squilibri si possono affrontare solo con un’azione condivisa. È impensabile che il compito venga affidato esclusivamente agli operatori del settore”. Il riferimento è diretto alle istituzioni: “Manca un intervento strutturato da parte del sistema pubblico, in particolare nel contesto scolastico. Servirebbe un’azione organica già dalle scuole medie e superiori, con un linguaggio adatto alle diverse fasce d’età. La Banca d’Italia ha avviato progetti lodevoli, ma ancora troppo limitati”.
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Le 3 “D”
Di Crocco sottolinea gli effetti della scarsa educazione finanziaria, che si riflette in errori ricorrenti: “Chi non ha una buona educazione finanziaria rischia l’indebitamento, lo stress da volatilità, l’incapacità di comprendere le dinamiche di base del mercato. Senza consapevolezza, si finisce per entrare e uscire dai mercati sulla scia dell’emotività”. Per questo Invesco insiste sull’importanza delle tre D: diversificazione, decorrelazione e disciplina. “Tre concetti semplici, che possono essere compresi da tutti, anche dai ragazzi, se spiegati con esempi concreti. Il nostro ruolo è anche quello di semplificare”.
Andare oltre i prodotti
E proprio tra i giovani Di Crocco nota un paradosso: “C’è interesse per i temi finanziari, ma c’è anche un vuoto educativo che ha lasciato spazio a figure non qualificate, spesso attraverso i social. Strumenti come le criptovalute sono conosciuti più dei fondi comuni. Bisogna riportare il discorso sugli obiettivi, sull’efficienza dei portafogli, al di là del tipo di strumento”. L’approccio, secondo Invesco, deve essere agnostico rispetto ai prodotti: “Che sia un fondo, un ETF o un altro veicolo, conta la capacità dello strumento di aggiungere valore, di contribuire all’efficienza e alla coerenza della strategia di portafoglio”.
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Serve di più: “Dobbiamo riuscire a portare questi contenuti nelle scuole, a creare un circolo virtuoso che coinvolga anche famiglie e comunità”. Il vero obiettivo? “Trasformare il risparmio in investimento. Gli italiani sono eccellenti nel mettere da parte, ma meno pronti a far fruttare il patrimonio. È su questo che l’intera industria – asset manager, reti, associazioni, istituzioni – deve concentrare gli sforzi”.
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