Mercati in festa per l’accordo di Ginevra sulla pausa di 3 mesi e il prosieguo dei negoziati. Asset manager: disgelo iniziato, ma la guerra commerciale non è finita
La tregua tra Stati Uniti e Cina sui dazi è realtà. Dopo i colloqui del weekend a Ginevra, i due Paesi hanno infatti annunciato la sospensione per 90 giorni di parte delle loro tariffe doganali entro il 14 maggio e placato così i timori di una guerra commerciale totale. La trattativa va quindi avanti, anche se è chiara l’intenzione da entrambe le parti di fermare un’escalation che finora ha bloccato 600 miliardi di dollari di scambi bilaterali e scatenato il timore di una recessione globale. Una notizia che ha spinto al rialzo le Borse e fatto scendere brevemente l’indice di volatilità Cboe, noto come l’indicatore della paura di Wall Street, sotto i 20 punti per la prima volta da fine marzo. Ma mentre anche i gestori si dicono convinti che la fase di disgelo sia finalmente iniziata e il rally azionario possa proseguire, la raccomandazione è di non slacciare le cinture di sicurezza troppo presto: il percorso è ancora lungo e l’incertezza non è stata archiviata.
Il comunicato congiunto delle due potenze precisa che Pechino manterrà una tariffa del 10% sui beni a stelle e strisce, rimuoverà quella del 91% e sospenderà il restante 24% per 90 giorni. Washington, dal canto suo, ha annunciato una riduzione dei dazi dal 145% al 30% sulle merci del Dragone mentre resta in vigore quello al 20% legato al commercio del fentanyl. “Abbiamo avuto una discussione molto solida e produttiva, anche sui progressi da compiere sul fentanyl”, ha commentato il segretario USA al Tesoro, Scott Bessent, sottolineando che “nessuno dei due Paesi vuole il disaccoppiamento delle relative economie”. Nella dichiarazione si evidenzia infatti che “le parti istituiranno un meccanismo per proseguire le discussioni sulle relazioni economiche e commerciali”. Restano comunque fuori dall’accordo sia i dazi di settore sia quelli contro la Cina decisi durante la prima amministrazione Trump.
La guerra commerciale non è ancora finita
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
Massimo De Palma, head of multi asset team di Gam (Italia) SGR, sottolinea come l’intesa raggiunta istituisca un meccanismo permanente di dialogo. Per questo l’esperto parla di “disgelo”. Ma avverte: “Resta però incerto se esista un obiettivo condiviso, soprattutto dopo le richieste cinesi di eliminare tutti i dazi introdotti quest’anno”. La guerra non può dirsi ancora terminata neppure per Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, ma il passo fatto da Stati Uniti e Cina viene considerato dall’esperto molto importante e fonte di grande sollievo sui mercati. “Potrebbe realizzarsi uno degli scenari migliori per le piazze azionarie”, osserva, “quello che i dazi elevati di Trump fossero solo un mezzo per portare al tavolo delle trattative Paesi additati dal presidente di attuare pratiche commerciali sleali nei confronti degli USA”. Uno scenario che eviterebbe il decoupling delle due economie, ovvero il processo di separazione economica e tecnologica tra le due maggiori potenze mondiali, così come dichiarato anche da Bessent qualche giorno fa.
Jean-Louis Nakamura, head of Conviction Equities Boutique di Vontobel
Secondo Jean-Louis Nakamura, head of Conviction Equities di Vontobel, la prima reazione dei listini suggerisce che questa pausa e questo periodo di raffreddamento delle tensioni contribuiranno a prolungare il rally iniziato a metà aprile. “I mercati hanno recuperato l’intero calo registrato nei primi dieci giorni di aprile”, fa però notare l’esperto, che sottolinea come i dazi applicatisiano ancora significativamente più elevati di prima e manchi un quadro chiaro dell’entità dei danni causati all’economia globale in questi mesi. A suo parere, entro i prossimi due mesi, una serie di dati sull’economia reale confermerà infatti se il crollo di alcuni indicatori riportato di recente sia stato eccessivo oppure tollerabile. “Potremmo assistere a un tiro alla fune tra gli annunci anticipati di accordi più sostenibili e dati concreti che suggeriscono un rapido deterioramento della domanda interna negli Stati Uniti o una dinamica delle esportazioni in Cina”, spiega. Concludendo che, se prevarranno questi ultimi, i mercati potrebbero registrare un’altra forte ondata di volatilità.
Cauto ottimismo
Anthony Willis, investment manager di Columbia Threadneedle Investments, fa notare come gli accordi con Pechino e Londra lascino i dazi in vigore, ma a livelli che consentiranno a Trump di sostenere di aver affrontato il deficit commerciale e promosso il reshoring industriale senza compromettere la traiettoria economica dei Paesi disposti a collaborare. “Poiché le tariffe sono entrate in vigore da poco, l’impatto economico dovrebbe rimanere contenuto”, afferma. Precisando che, sebbene l’incertezza persista, si tratta di un passo incoraggiante. “Questa mattina abbiamo assistito ad un netto rialzo degli asset di rischio, e ci aspettiamo che la propensione al rischio continui a migliorare man mano che i mercati inizieranno a valutare il potenziale di nuovi ‘accordi commerciali’ con altri Paesi”, aggiunge Willis.
Anche per Paul Diggle, chief economist di Aberdeen Investments, si tratta di un passo importante, soprattutto perché è sul tavolo una riduzione delle tariffe più significativa del previsto. “La questione chiave ora, per l’esperto, è se si riuscirà a raggiungere un accordo completo che preveda un taglio permanente dei dazi in cambio di concessioni reciprocamente vantaggiose. “Pensiamo di sì, probabilmente, ma a livelli di dazio che, pur ben al di sotto dei massimi, resteranno comunque superiori rispetto a quelli di inizio del secondo mandato di Trump e forse anche superiori agli attuali”, analizza. Rimarcando che, anche se entrambe le parti hanno dichiarato di non voler puntare a un ‘disaccoppiamento economico’, Washington ha indicato ‘cinque o sei settori strategici’ in cui intende ottenere un ‘riequilibrio strategico’. “È importante non trarre conclusioni eccessivamente ottimistiche: più i mercati salgono, più Trump potrebbe sentirsi in diritto di tornare a fare pressioni. E il rallentamento economico è ancora agli inizi”, mette in guardia.
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