Intervista a Daniele Grassi, ceo di Axyon AI, società con sede a Modena che fornisce servizi basati su IA per il mondo dell’asset management. “Fare innovazione e puntare all’eccellenza in Italia è possibile”
Daniele Grassi, fondatore e ceo di Axyon AI
Tra i primi casi d’uso c’è la giapponese Nikko Global Wrap e il lead investor dell’ultimo round di finanziamento è Montage Venture, fondo di venture capital della Silicon Valley. Due esempi che permettono a Daniele Grassi, fondatore e ceo di Axyon AI – società con sede a Modena specializzata in servizi basati sull’intelligenza artificiale per l’asset management – di affermare con forza la possibilità di fare innovazione senza uscire dai confini nazionali. “Siamo orgogliosi della nostra collocazione e il nostro obiettivo è continuare a crescere nell’ambito di un distretto d’eccellenza che vede tra i molti attori la presenza di Cineca, uno dei centri di calcolo computazionale più importanti al mondo”, afferma.
Tra le varie aree dell’innovazione, l’intelligenza artificiale è quello più in ascesa. Possiamo certamente dire che è il tema del momento
È vero ma c’è anche molta confusione di fondo su questa tecnologia, in particolare con la diffusione dei large language models come Chat GPT. Continuiamo a chiamare intelligenza artificiale, e formalmente è corretto, i cosiddetti sistemi esperti che codificano insiemi di conoscenze in un algoritmo e permettono quindi un’esecuzione automatica di compiti interpretativi. L’AI propriamente detta è però in realtà qualcosa con una profondità concettuale e un livello di astrazione maggiore, che possiede una capacità di ragionamento molto più simile a quella umana.
Siamo quindi in presenza di un approccio semplicistico al tema? Questo accade anche in finanza?
È estremamente sbagliato pensare che i large language models possano intervenire in modo universale in qualsiasi ambito. Stando al mondo finanziario, abbiamo visto molti articoli parlare di un futuro in cui l’intelligenza artificiale ci dirà dove investire. Non è così. E lo posso assicurare a partire da quella che è la nostra attività come Axyon AI. Noi cerchiamo di produrre predizioni di performance relativa …
Dall’analisi alla reportistica, tante le attività pronte a essere automatizzate. Ma, per Paolo Giudici (Università di Pavia), saranno qualità e scelte industriali a fare degli algoritmi un rischio o una minaccia. E sul futuro della professione la view è chiara: “Meno operatore, più supervisore”
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Per Frederiek Van Holle (DPAM) l’intelligenza artificiale non è un progetto IT ma un cambio di modello. Il vantaggio competitivo si sposta dalla singola decisione alla capacità dell’intera organizzazione di apprendere e adattarsi nel tempo. Ecco i rischi e le opportunità per i gestori
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L’Osservatorio del Politecnico di Milano: settore in fase di consolidamento. Le aziende emergenti sono 485, dalle 596 del 2024. Giù anche il funding (-19%), ma le entrate crescono del 29%
Secondo Excellence Payments, nel 2024 gli introiti per i servizi di pagamento sono cresciuti solo del 2% a quota 9,5 miliardi. E per il 2025 si stima un aumento inferiore all’1%. Ecco come rimediare
Capgemini: 3 su 5 indicano l’onboarding dei clienti tra le principali motivazioni. E quasi la metà sta creando nuove posizioni per la supervisione. La stima è che generino fino a 450 miliardi di dollari di valore economico da qui al 2028. Ma restano alcuni ostacoli
Secondo Capgemini, entro un anno il 40% delle imprese abbandonerà gli istituti tradizionali. Che però possono puntare su alcuni vantaggi competitivi: fiducia, solidità e gestione finanziaria
Studio Adye-EY: la semplicità nei pagamenti è ormai decisiva nella scelta di una compagnia. Ma le società ne sono ancora poco consapevoli. Ecco cosa vogliono i clienti
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