Il fondatore di Bridgewater Associates lancia l’allarme: l’intervento politico sull’economia e l’indebolimento delle istituzioni indipendenti ricordano gli anni ’30. Sullo sfondo, tensioni intorno alla Federal Reserve e una crescente fuga verso l’oro come bene rifugio
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates
Gli Stati Uniti si trovano in una fase storica di fragilità politica ed economica che richiama scenari del secolo scorso. A dirlo è Ray Dalio, che in un’intervista al Financial Times ha tracciato un parallelo diretto con gli anni Trenta. Secondo l’investitore, il crescente interventismo dello Stato e il progressivo logoramento delle istituzioni indipendenti stanno infatti generando instabilità sociale e finanziaria, con potenziali conseguenze sistemiche. Un monito, quella lanciato dal numero uno di Bridgewater Associates, che riaccende i riflettori sulla crisi americana proprio mentre si discute se l’eccezionalismo USA si arrivato o meno al capolinea.
Il caso Intel e i segnali di “leadership autocratica”
Tra gli esempi più recenti citati da Dalio, e ribaditi anche sulle pagine dell’illustre quotidiano britannico, figura la recente decisione della Casa Bianca di rilevare una quota del 10% nel capitale del colosso tecnologico Intel. Una scelta che, nelle parole del guru finanziario, evidenzia modalità di governo sempre più accentratrici e la volontà dello Stato di intervenire direttamente nelle dinamiche di mercato. “Questa iniziativa potrebbe rappresentare un precedente pericoloso”, ha detto, sottolineando come il rischio di altre incursioni simili sia concreto nell’era che vede la leadership di importanti aziende tecnologiche americane come Nvidia minacciata dalla concorrenza di altre potenze emergenti il rischio di altre
Fratture sociali e rischio autoritarismo
Il cuore dell’analisi di Dalio resta però politico. Il guru si è infatti detto convinto che la combinazione di disuguaglianze economiche crescenti, polarizzazione ideologica e perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche da parte dei cittadini stia creando il terreno fertile per leadership autoritarie. Non solo negli States, peraltro. “In contesti simili”, ha osservato, “la maggior parte delle persone sceglie il silenzio per timore di ritorsioni ma è una dinamica che indebolisce i sistemi democratici e rafforza modelli autocratici”.
Un ulteriore fronte di tensione individuato dal fondatore di Bridgewater riguarda la Federal Reserve. E non è di certo un caso. L’amministrazione Trump ha infatti più volte criticato Jerome Powell per la gestione dei tassi d’interesse, arrivando persino a ventilare la rimozione della governatrice Lisa Cook. Per Dalio, un eventuale cedimento della banca centrale alle pressioni politiche minerebbe la credibilità del dollaro e accelererebbe lo spostamento dei capitali dai Treasury verso l’oro. Una dinamica che, a suo avviso, è già visibile negli attuali flussi di mercato.
Le preoccupazioni europee
Christine Lagarde, presidente della BCE
Le parole di Dalio sull’operato della banca centrale USA hanno trovato eco anche nel Vecchio Continente. Christine Lagarde, presidente della BCE, ha avvertito che un indebolimento dell’indipendenza della Fed costituirebbe “un pericolo molto serio” non solo per gli Stati Uniti ma per l’intero sistema finanziario globale. “Se la politica monetaria americana non fosse più indipendente”, ha dichiarato, “le ripercussioni sarebbero gravi, dato il ruolo centrale che l’economia statunitense ricopre a livello mondiale”.
Non è la prima volta che Dalio mette in guardia sull’impostazione politica di Donald Trump: già a luglio aveva bocciato l’agenda economica del presidente, il cosiddetto One Big Beautiful Bill Act, sottolineando che l’eccesso di debito pubblico stava portando l’America verso una soglia critica per la stabilità della prima economia mondiale.
In uno dei suo celebri memo, il co-fondatore Oaktree invita alla prudenza: “Redemption in aumento e timori sul segmento del direct lending riaccendono il dibattito sui rischi del settore”. Ma avverte: attenzione a fare paragoni con la crisi del 2008
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Il nuovo ceo Greg Abel annuncia l’avvio di un programma per il riacquisto di azioni proprie e un investimento personale da 15 milioni di dollari nei titoli della società. Una mossa per ridurre il tesoro cash da oltre 350 miliardi e che molti leggono come il primo segnale di una strategia più attiva sui mercati
Il chief economic advisor di Allianz avverte che un’escalation prolungata in Medio Oriente rischia di alimentare l’inflazione, frenare la crescita e destabilizzare i mercati energetici. L’incognita principale resta lo Stretto di Hormuz
Il ceo di J.P. Morgan lancia un segnale di cautela sull’economia USA: valutazioni elevate, boom del private lending e impatto dell’intelligenza artificiale aumentano i rischi sistemici
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Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’aggressività Usa potrebbe azzerare la fiducia degli investitori e scatenare il fuggi fuggi dagli asset a stelle e strisce. E i primi segnali si sono già visti
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