Per il fondatore di Bridgewater Associates, intervistato dal New York Times, gli States sono “a rischio infarto” e si avvicinano al declino. Colpa di divisioni interne e del nuovo ordine mondiale. Ma una leadership forte può invertire il ciclo. La ricetta per i portafogli? “Diversificazione e oro”
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates
Deficit fuori controllo, tensioni geopolitiche, crescente polarizzazione interna. Sono tanti i fattori che promettono di spingere gli Stati Uniti in una fase storica di forte instabilità economica e sociale. È questo l’allarme lanciato da Ray Dalio, fondatore del celebre hedge fund Bridgewater Associates, secondo cui il mix tra squilibri fiscali e deterioramento dell’ordine internazionale ricorda le fasi storiche che hanno preceduto il declino delle grandi potenze globali. In un’intervista al The New York Times, il finanziere ha infatti descritto un contesto nel quale il mercato potrebbe iniziare a mettere in discussione non solo la sostenibilità del debito americano ma anche la tenuta stessa del ruolo degli Stati Uniti come fulcro dell’ordine economico mondiale. Uno scenario che, per il guru, impone di diversificare i portafogli di investimento per non farsi trovare impreparati.
Il “grande ciclo” che precede il declino delle potenze
L’attuale fase storica rientra in quello che Dalio ha definito il “big cycle”, cioè il grande ciclo che nel corso degli ultimi cinque secoli ha accompagnato l’ascesa e il declino delle principali potenze economiche e monetarie. Alla base di questi cambiamenti ci sarebbero tre fattori ricorrenti: l’ordine monetario, quello politico interno e quello geopolitico internazionale. Sul fronte economico, il fondatore di Bridgewater ha evidenziato come il peso crescente del debito stia diventando strutturalmente insostenibile. “Gli Stati Uniti spendono circa 7.000 miliardi di dollari a fronte di entrate per 5.000 miliardi”, ha spiegato, “accumulando passività ormai pari a quasi sei volte le entrate federali”. Una dinamica che, storicamente, ha sempre finito per comprimere crescita e capacità di spesa. Il problema, ha sottolineato il guru, è però un altro: se infatti è vero che gli Stati si differenziano da famiglie e imprese per la possibilità di affrontare queste situazioni stampando moneta, questa pratica nel lungo periodo porta a svalutazione valutaria e sfiducia negli asset finanziari denominati in dollari. “È come la placca che si accumula nelle arterie prima di un infarto”, ha spiegato, usando una metafora medica per descrivere il deterioramento graduale dei conti pubblici americani.
Polarizzazione e disuguaglianze: sale il rischio sistemico
Alla fragilità fiscale si aggiunge poi la crescente polarizzazione interna. Per Dalio, le forti disuguaglianze economiche e le divisioni tra gruppi sociali stanno infatti alimentando differenze sempre più difficili da ricomporre. E il rischio è che il conflitto politico possa finire per mettere sotto pressione la stessa tenuta istituzionale del Paese. Il finanziere ha citato esplicitamente il tema del deficit come uno dei principali fattori di scontro negli Stati Uniti: “Da un lato vi è la difficoltà di aumentare le tasse, dall’altro l’impossibilità politica di ridurre programmi come Medicare e Social Security”. Una combinazione che rende estremamente complicato riportare il disavanzo federale verso livelli sostenibili e rischia di condurre la prima potenza mondiale a fase di stagflazione come degli anni Settanta ma con caratteristiche ancora più complesse perché accompagnata da livelli di debito e conflitto politico superiori. Lo scenario più critico ipotizzato dal fondatore di Bridgewater è quello di una crisi finanziaria che costringa la Federal Reserve a monetizzare il debito, alimentando inflazione e perdita di valore del dollaro.
Guerra in Iran e Cina accelerano il cambio di regime globale
Nell’analisi del manager pesa anche il deterioramento dell’ordine geopolitico costruito dopo il 1945. Dalio ritiene infatti che il sistema multilaterale guidato da Washington stia progressivamente perdendo efficacia, lasciando spazio a un mondo nel quale tornano a prevalere rapporti di forza e logiche di potenza. Il conflitto con l’Iran rappresenterebbe, in questo quadro, un passaggio cruciale: un eventuale fallimento americano in Medio Oriente, ha spiegato, potrebbe cioè avere un impatto simbolico paragonabile alla crisi di Suez che negli anni Cinquanta segnò il tramonto definitivo dell’impero britannico. Non è allora un caso se in Asia, ha raccontato l’uomo d’affari, cresce infatti il dubbio sulla capacità degli Stati Uniti di continuare a garantire protezione e stabilità agli alleati.
La minaccia della Cina
Ma il vero problema individuato da Dalio, sempre il relazione al quadro internazionale, è un altro. La Cina starebbe infatti rafforzando gradualmente il proprio ruolo nel sistema commerciale globale, soprattutto come punto di riferimento per la denominazione degli scambi commerciali e finanziaria. Pur non ritenendo realistico un imminente sorpasso delrenminbi sul dollaro come valuta rifugio globale, Dalio ritiene cioè che la fiducia nei confronti delle divise fiat sia destinata a indebolirsi strutturalmente e ha indicato l’orocome principale beneficiario di questa fase storica. “Il metallo prezioso è ormai il secondo asset detenuto dalle banche centrali dopo il biglietto verde”, ha ricordato, “e rappresenta una delle poche vere riserve di valore in un contesto caratterizzato da elevata incertezza monetaria”
L’intelligenza artificiale tra opportunità e nuovi squilibri
Tra i fattori destinati a ridefinire il prossimo ciclo economico globale, Dalio ha poi incluso anche l’intelligenza artificiale. Dal suo punto di vista, questa tecnologia potrebbe infatti contribuire ad aumentare la produttività e quindi alleviare parte delle tensioni legate al debito pubblico. Tuttavia, secondo il finanziere, gli algoritmi rischiano anche di favorire un ampliamento delle disuguaglianze economiche e sociali perché portano alla concentrazione di ricchezza e potere in misura crescente. Senza trascurare un altro scenario, non meno negativo: l’IA potrebbe accentuare le tensioni geopolitiche e i rischi di destabilizzazione, sia sul piano militare sia su quello cyber. Per questo, Dalio ha detto di ritenere che i prossimi cinque anni saranno caratterizzati da cambiamenti “quasi irriconoscibili” rispetto all’attuale assetto economico e politico globale.
La ricetta: leadership forte e portafogli più diversificati
Nonostante il quadro estremamente critico, Dalio non considera inevitabile il declino americano. A suo giudizio, gli Stati Uniti mantengono ancora punti di forza straordinari: leadership tecnologica, capacità innovativa, potenza militare e attrattività sociale. Il problema, però, è la capacità del sistema politico di affrontare le criticità strutturali prima che degenerino. Per invertire la traiettoria servirebbe, secondo il finanziere, una leadership forte e pragmatica capace di ridurre la polarizzazione ma anche riformare il sistema educativo e riportare sostenibilità nei conti pubblici. Un compito che Dalio ha paragonato a quello affrontato in passato da figure come Franklin Roosevelt o Ronald Reagan, pur riconoscendo come oggi il contesto appaia molto più complesso di allora. Sul fronte degli investimenti, il fondatore di Bridgewater suggerisce invece un approccio estremamente diversificato. “In un contesto di crescente instabilità”, ha spiegato, “occorre costruire portafogli bilanciati tra asset differenti e mantenere un’esposizione all’oro compresa tra il 5% e il 15% come copertura contro shock inflazionistici e crisi sistemiche”.
Secondo il chief economist advisor di Allianz, il rialzo del CPI USA riflette lo shock energetico e non dinamiche strutturali. La vera incognita riguarda gli effetti dell’IA sulla domanda e la capacità dei mercati di assorbire nuove emissioni
Per il fondatore di Bridgewater Associates, il rischio deriva dalla difficoltà di trasformare valutazioni sempre più elevate tra tensioni finanziarie in aumento. Ma attenzione anche al debito USA e alle tensioni geopolitiche. Realismo e cautela la ricetta per proteggersi
Con rendimenti dei Treasury ai massimi dal 2007 e inflazione in accelerazione, i due big della finanza USA chiedono che il nuovo presidente della Fed archivi ogni ipotesi di taglio dei tassi. “Serve recuperare credibilità sui mercati”. Dubbi anche sul private credit
Dal possibile stress sul credito alla vulnerabilità della liquidità fino all’impatto dell’intelligenza artificiale su banche e lavoro, il ceo di JPMorgan Chase delinea uno scenario in cui il vero banco di prova potrebbe arrivare proprio dal mercato obbligazionario
Debito in aumento, inflazione persistente e tensioni geopolitiche mettono sotto pressione i mercati obbligazionari. Il ceo di J.P. Morgan invita i policymaker ad agire prima che sia troppo tardi
Dopo Jamie Dimon e Mohamed El-Erian, al coro di voci critiche sul settore si aggiungono Michael Burry e il ‛re dei bond’ Jeffrey Gundlach. “Tra valutazioni opache e liquidità limitata, il rischio è che il ciclo stia cambiando”. E attenzione anche al nuovo quadro macro
In uno dei suo celebri memo, il co-fondatore Oaktree invita alla prudenza: “Redemption in aumento e timori sul segmento del direct lending riaccendono il dibattito sui rischi del settore”. Ma avverte: attenzione a fare paragoni con la crisi del 2008
Dalle tensioni in Medio Oriente al deterioramento degli standard di prestito: la lettera agli azionisti del ceo di J.P. Morgan Chase mette in guardia su inflazione, mercati e possibili perdite nel private credit. Mentre richiama l’Europa alle sue responsabilità
Il fondatore di Bridgewater House è convinto: lo scontro tra Stati Uniti e Iran sullo snodo energetico chiave rischia di ridefinire equilibri geopolitici, flussi commerciali e fiducia globale nel dollaro
Il nuovo ceo Greg Abel annuncia l’avvio di un programma per il riacquisto di azioni proprie e un investimento personale da 15 milioni di dollari nei titoli della società. Una mossa per ridurre il tesoro cash da oltre 350 miliardi e che molti leggono come il primo segnale di una strategia più attiva sui mercati
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio