Per l’head of Macro Research di Eurizon, Lagarde taglierà 25 punti base a giugno e brucerà sul tempo Powell. Una dinamica dettata dalla resistenza dell’inflazione USA, Tante le opportunità sull’obbligazionario. Ma occhio anche alle Borse
Andrea Conti, responsabile Macro Research & Product Specialist di Eurizon
L’inflazione USA ha smesso di scendere e si sta assentando su un livello superiore all’obiettivo della Federal Reserve. Ecco perché, se una sforbiciata da parte di Christine Lagarde sembra ormai quasi scontata, sono sempre più le mosse della banca centrale americana a catturare l’attenzione degli investitori. Con una prospettiva che si fa maggiormente largo rispetto alle altre: l’allentamento della stretta monetaria potrebbe tardare ad arrivare, specie considerando la resilienza dimostrata finora dall’economia a stelle e strisce. È quanto sostenuto da Andrea Conti, responsabile Macro Research & Product Specialist di Eurizon, che ha riassunto le view di investimento della casa di gestione nella pubblicazione mensile intitolata ‘The Globe’. Un appuntamento in cui il manager ha ribadito le grandi opportunità del mercato obbligazionario e la necessità di non abbandonare completamente l’equity.
“Per il terzo mese di fila il carovita degli Stati Uniti si è mantenuto sopra la soglia ottimale individuata da Powell e colleghi”, ha detto Conti, che ha però ha sottolineato come questa tendenza rappresenti semplicemente un assestamento della traiettoria dei prezzi e non una nuova fiammata. “L’inflazione dovrebbe stabilizzarsi nell’area 3,5%-4% su base annua come risultato di un’economia molto forte”, ha aggiunto il manager, ricordando le ottime previsioni sull’andamento del PIL nazionale: “Anche nelle ultime settimane i dati macro americanihanno mediamente sorpreso il consenso e le stime di crescita per il 2024 sono state riviste ulteriormente al rialzo, essendo ora attestate al 2,4%, in linea con la crescita registrata nel 2023”.
La FED guarda a settembre. BCE pronta a tagliare
Nel contesto descritto da Conti è andato inevitabilmente proseguendo il riprezzamento delle attese di politica monetaria relative alla FED e, come sua naturale conseguenza, il rialzo dei tassi obbligazionari. Se infatti a fine 2023 i futures ipotizzavano un primo taglio dei tassi già a marzo, tali aspettative hanno visto una progressiva riduzione e il ciclo di ribasso è stato sia spostato sempre più avanti nel tempo sia ridotto di entità: ora il mercato sconta il primo taglio a settembre e la riduzione complessiva apprezzata entro fine 2025 è di 150 punti base, dal 5,5% al 4%. Più stabili sono invece le attese sulla BCE, che si trova a fronteggiare un’inflazione inferiore di appena il 2,4% su base annua ma anche una crescita più debole (le stime per il 2024 sono in stabilizzazione allo 0,5%): per Eurizon, in particolare, appare concreta l’ipotesi di un alleggerimento di 25 punti base nella riunione del 6 giugno e di analoghe mosse nei mesi successivi fino a portare il tasso sui depositi a 2,5% a fine 2025. “Ciò non toglie”, ha però puntualizzato Conti, “che si valuterà come il recente rialzo dei prezzi del petrolio e dei metalli industriali, combinato con il calo dell’euro, possa impattare sui prezzi e modificare in senso meno accomodante le previsioni sulle azioni dell’Eurotower”. Quanto allepresidenziali USA, è invece opinione dell’esperto che siano ancora percepite “lontane nel tempo”.
Opportunità sull’obbligazionario
Come emerso da ‘The Globe’, il rinvio dei tagli sta facendo risalire il rendimento dei bond americani e per contagio anche quelli dell’Eurozona. “Il movimento sfavorevole di inizio anno non invalida il fatto che i mercati obbligazionari risultino interessanti soprattutto per quanto riguarda le scadenze brevi e medie”, ha detto Conti. Dal suo punto di vista, per una buona allocazione di portafoglio, occorre cioè considerare che non si sta ipotizzando una ripresa del rialzo dei tassi ma piuttosto un posticipo dell’avvio dei ribassi e una riduzione della loro entità complessiva. “Quanto più lungo FED e BCE manterranno il costo del denaro sui livelli attuali tanto più l’investitore incasserà cedole breve e media scadenza non solo elevate ma anche superiori all’inflazione”, è il suo ragionamento. Inoltre, prosegue, le scadenze più lunghe nel contesto attuale vanno considerate soprattutto come polizza d’assicurazione contro l’eventualità di un futuro rallentamento macro: “Un’assicurazione che paga il sottoscrittore della polizza, e non viceversa, sotto forma di tassi reali” Da qui, la preferenza del manager per i titoli reali o inflation linked.
Buone prospettive anche sull’azionario
Quanto aimercati azionari, l’incertezza sulle mosse di politica monetaria rischia di portare a nuova volatilità e quindi a conseguenze negative. Anche se l’incertezza che ha caratterizzato l’obbligazionario è stata ben tollerata dall’equity, sostiene infatti Eurizon, l’asset class ha finito per scontare prese di profitto nella prima metà di aprile. Ecco perché, secondo Conti, “il rinnovato dibattito sul carovita può rappresentare il giusto pretesto per una pausa di riflessione da parte degli investitori in capitale di rischio”. Ciò detto, il manager crede che le prospettive di medio termine per questa classe di attivo rimangano positive: “Il motivo per cui l’inflazione USA stenta a scendere è la solidità dell’economia sottostante, un fattore che fornisce supporto ai profili aziendali e alle Borse”.
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