Dal palco di Quant, evento sulla finanza innovativa a cura di Diaman Partners, emerge la consapevolezza che gli algoritmi aiuteranno gli advisor ad attrarre le nuove generazioni. Ma servono un cambio di paradigma e maggior focus sulla user experience
Nonostante sembri ancora agli inizi, l’intelligenza artificiale ha trasformato il mondo della finanza molto più di quanto si possa pensare. Eppure, tante sono ancora le opportunità che questa innovazione promette di offrire all’industria del risparmio gestito. É quanto emerso a Quant, l’evento sulle strategie di investimento innovative organizzato da Diaman Partners a Lazise il 20 e 21 febbraio. Nel corso della due giorni, accademici e operatori hanno infatti discusso le prospettive di evoluzione dei portafogli alla luce dei tanti trend tecnologici che stanno cambiando il quadro globale. Uno scambio di idee dal quale è emersa una certezza su tutte: a trarre maggiore beneficio dai nuovi paradigmi saranno i consulenti finanziari, che avranno a disposizione un’arma in più per intercettare le esigenze delle nuove generazioni.
Un momento delle due giorni di Quant
Una tecnologia pervasiva. Ma non priva di rischi
Silvia Andriotto, external advisor di CRCLEX
Ad inaugurare la kermesse è stata Silvia Andriotto, external advisor di CRCLEX, che con il suo intervento ha voluto mettere in evidenza la pervasività dell’AI nel mondo degli investimenti. “Già oggi oltre il 70% dell’attività di trading su azioni statunitensi avviene per mezzo di algoritmi”, ha detto, aggiungendo che “i robot advisor hanno attualmente in gestione asset per 1.500 miliardi di dollari a livello globale”. Il futuro, per l’esperta, è dunque qui. Ma ciò non significa che questo fenomeno secolare possa essere approcciato con superficialità. “Si tratta di una tecnologia che promette risparmi di costo straordinari per le aziende ma non è esente da rischi”, ha infatti chiarito Andriotto. Che ha fatto citato due criticità in particolare: l’impatto ambientale, soprattutto in termini di consumo energetico, e la gestione dei dati, aspetto sul quale soprattutto l’Unione Europea sta lavorando alacremente sul piano normativo.
Con gli ultimi studi che evidenziano come i Gen Z passino almeno otto ore al giorno davanti allo schermo di un device contro le tre ore di media dei Baby Boomer, il focus si è poi spostato su ruolo che gli algoritmi potranno giocare nell’aiutare gli operatori del risparmio gestito a intercettare le esigenze dei clienti di domani. Anche perché, si è ribadito durante l’evento, il settore è alle porte di un ricambio generazionale che farà passare di mano oltre 70mila miliardi di dollari a livello globale. E la risposta in tal senso è stata univoca: saranno i consulenti a trarre maggiore beneficio dall’innovazione tecnologica. Lo ha chiarito in particolare Giorgio Medda, amministratore delegato di Azimut Holding, che ha però sottolineato come la priorità della categoria per affrontare al meglio la nuova era sia quella di guardare oltre la performance finanziaria come indicatore della qualità del servizio. “Gli advisor non possono essere più dei semplici selezionatori di fondi ma devono diventare pianificatori capaci di comprendere le esigenze di individui e famiglie in un prospettiva di benessere finanziario sul lungo termine”, ha detto. Uno sforzo che potrà trovare efficace supporto proprio nell’IA, utile a suo avviso per costruire portafogli a misura dei giovani e delle loro preferenze: dal focus sulla sostenibilità all’attrazione per i private markets.
Il ruolo della comunicazione
C’è poi anche un tema di comunicazione, secondo Medda. Il ceo di Azimut ha infatti chiarito l’importanza di sfruttare le nuove tecnologie non solo per sviluppare nuovi prodotti o efficientare i modelli di business ma anche per investire sulla user experience, intercettando le esigenze dei più giovanidi sentirsi maggiormente coinvolti e partecipi dell’esperienza sottesa a un investimento. “Stiamo sviluppando un nuovo strumento per dare accesso alle informazioni sul portafoglio in tempo reale e offrire al cliente la possibilità di comprendere la propria asset allocation in modo da creare un vantaggio competitivo sostenibile”, ha detto. Questo, a suo avviso, potrebbe inoltre aiutare a superare una delle maggiori distorsioni che caratterizza il mercato italiano: la sovraesposizione all’obbligazionario a scapito dell’equity. “La chiave sarà la capacità dei gestori di offrire soluzioni che spieghino come l’esposizione ai rischi permetta di massimizzare i rendimenti nel lungo termine”, ha concluso.
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