Secondo ricerca delle società, l’advisory tricolore vanta 452 miliardi di euro attratti dal 2013 a oggi e oltre 5 milioni di clienti. Ma un regime fiscale agevolato farebbe aumentare i numeri e canalizzerebbe i capitali privati a sostegno dell’economia. Letta e Cottarelli: “Fondamentale la SIU”
Smuovere dai conti correnti quei 2mila miliardi di euro che fanno dell’Italia uno dei Paesi con più risparmi privati al mondo per indirizzarli verso l’economia reale. Tra gli obiettivi che l’industria degli investimenti è chiamata a inseguire nei prossimi anni c’è anche questo e, per raggiungerlo, non si potrà prescindere dal contributo della consulenza finanziaria. È quanto emerso dalla conferenza del 26 maggio in cui Assoreti e The European House Ambrosetti hanno presentato i risultati della loro ultima ricerca sullo stato dell’arte dell’advisory tricolore. Un appuntamento nel quale si è confermato come il sistema delle reti di advisory tricolore sia la prima in Europa per raccolta netta, con 452 miliardi di euro dal 2013 a oggi contro i 440 miliardi della Germania.
Ad aprire il lavori è stato il presidente dell’associazione co-autrice dello studio, Massimo Doris, che ha tracciato un fotografia del settore e della sua traiettoria evolutiva. “Dal 2013 la consulenza finanziaria ha aumentato le masse in gestione da 300 a quasi 910 miliardi di euro”, ha detto, precisando come solo nel 2024 gli advisor siano riusciti a incrementare la raccolta del 18% e abbiano valorizzato il 4% della spesa annua delle famiglie: cifra pari a circa 51,6 miliardi. Un risultato che Doris ha attribuito anche alla rafforzata attrattività del sistema, con oltre 900 professionisti e 5,2 milioni di cittadini che affidano loro i propri capitali. Nel discorso del padrone di casa non è però mancato un passaggio sulle sfide ancora da superare, prima tra tutti quella di mobilitare una parte rilevante dei risparmi tricolore a usi più remunerativi e utili per il Paese. “Servono agevolazioni fiscali e regimi di tassazione legati al tempo di detenzione che agevolino gli investimenti azionari”, ha detto a riguardo, caldeggiando la creazione di un codice europeo del risparmio per dare coerenza alle misure e trasformare i capitali privati in moltiplicatore per la competitività.
Un volano da 2.500 miliardi
È seguito l’intervento di Lorenzo Tavazzi, senior partner e board member di TEHA Group, che ha preso le mosse dal discorso di Doris per raccontare i risultati della ricerca in maniera dettagliata. “Chi non ha investito i propri risparmi ha visto ridursi del 15% il potere di acquisto del proprio patrimonio a causa dell’inflazione dal 2013 a oggi”, è stato l’incipit dell’esperto, “ma se la liquidità e i depositi delle famiglie italiane al 2013 fossero stati tutti investiti sarebbero generati ulteriori 190 miliardi di euro di ricchezza per un +16%”. Da qui, la centralità del supporto di un advisor e di una gestione professionale dei patrimoni che sia orientata a investimenti di lungo termine anche sul comparto azionario. “Abbiamo stimato un potenziale di accrescimento di valore di quasi 2.500 miliardi di euro al 2040”, ha detto, spiegando che questo plusvalore permetterebbe di far crescere l’economia in modo da compensare il calo delle persone in età lavorativa e aiutare all’Italia di interrompere il triste primato di unico Paese UE ad avere il pil fermo sul valore del 2007.
Un risultato per il cui raggiungimento sembrano esserci buone basi, dato che la ricerca evidenzia come l’Italia sia prima in UE per numero di consulenti finanziari rispetto alla popolazione maggiorenne (il rapporto è di uno a 1.360) nonché per numero di persone si affidano a consulenti per le proprie decisioni finanziarie (57% contro il 51% della Spagna, il 49% della Francia e il 42% della Germania). A conferma del valore del servizio delle reti tricolore, negli ultimi anni la raccolta media netta annua si è attestata in costante crescita: negli ultimi cinque anni è stata di circa 50 miliardi, triplicata dal 2013, e ha fatto del Paese il primo nell’UE per raccolta netta dei consulenti finanziari grazie a un valore cumulato dal 2013 di 452 miliardi di euro. Anche il patrimonio gestito del settore è cresciuto costantemente, registrando un +110% negli ultimi dieci anni e raggiungendo i 900 miliardi di euro.
Ma serve cambiare per affrontare l’inverno demografico
La professionalità e la qualità del servizio sono dunque a disposizione del Paese, la cui evoluzione demografica porterà però nei prossimi anni a un ricambio generazionale significativo e che dovrà essere opportunamente gestito per evitare di dissipare ricchezza. Nel prossimo ventennio la popolazione italiana è infatti destinata a diminuire e invecchiare, un fenomeno che si tradurrà nel passaggio di mano di circa 3mila miliardi di euro. Questa dinamica richiede una lunga programmazione, con l’intervento di figure specialistiche in grado di guidare le scelte delle famiglie italiane ma anche proteggere e valorizzare il patrimonio nel tempo attraverso scelte d’investimento mirate. Ecco perché lo studio ha suggerito un’evoluzione strutturale del settore verso un modello di team specializzati nella consulenza patrimoniale a 360 gradi, che abbracci l’intera sfera patrimoniale e personale del cliente: dalla pianificazione previdenziale alla gestione immobiliare. A tal fine, si sono simulati gli effetti di un allineamento alla best practice olandese in termini di liquidità detenuta sul conto corrente e di orientamento all’investimento azionario di lungo periodo. In prospettiva, al 2040, questo sforzo porterebbe un aumento del +173% del patrimonio mobiliare della popolazione e genererebbe quasi 2.500 miliardi di euro aggiuntivi. La ricerca ha inoltre stimato che, se gli investitori ritirassero ogni cinque anni metà dei capital gain per destinarli ai consumi (nel 2030 e 2035), si genererebbe entro 15 anni un incremento dei consumi pari di 610 miliardi e un aumento delle entrate fiscali di 185 miliardi: in altre parole, +3% delpil.
I cambiamenti normativi e l’educazione finanziaria
Nell’ambito dell’evento di presentazione sono inoltre stati individuati tre ambiti di indirizzo operativo e di policy per una revisione della normativa che favorisca il settore. Nello specifico, sono emerse tre necessità: elaborare una nuova definizione della consulenza finanziaria, vietando l’uso della denominazione di consulente per i soggetti non autorizzati; adottare una tassazione ridotta sul capital gain degli investimenti azionari nel lungo periodo, collegata al periodo di detenzione, insieme a una rimodulazione dei vincoli di liquidità nella composizione dei portafogli; promuovere un ribilanciamento della Retail Investment Strategy per spostare il focus dai costi alla qualità, armonizzando al tempo stesso i requisiti per la protezione dei clienti a livello europeo.
L’importanza della SIU
Enrico Letta, ex premier e presidente dell’Istituto Jacques Delors
Sul tema dell’evoluzione normativa sono intervenuti anche due ospiti d’eccezione: Enrico Letta, ex premier e presidente dell’Istituto Jacques Delors, e Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica. “A meno che non vi sia un nuovo cataclisma come quello del 2020”, ha detto Letta, “non vedo alternative credibili al mercato finanziario unico europeo come soluzione per il ritardo che la frammentazione ha imposto all’Europa rispetto agli USA”. Poi ha concluso: “Serve però da parte dei 27 uno sforzo che vada nella duplice direzione di attivare un meccanismo per la mobilitazione degli investimenti privati e mettere a terra anche importanti sforzi a livello pubblico”. Secondo Cottarelli, questo impegno sta prendendo corpo nella Savings Investment Union ma servono ancora tre passi: “Un ulteriore rafforzamento dell’asset management, la promozione della consulenza e maggiore educazione finanziaria”.
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