Il VI Rapporto Assogestioni-Censis fotografa un Paese prudente: quasi uno su due è incappato in proposte fraudolente e il 60% preferisce affidarsi a un professionista. Cresce l’interesse per il digitale, ma il trading online convince solo con una guida esperta e regole chiare
In un contesto segnato da continui tentativi di truffe online e alfabetizzazione finanziaria che arranca, gli italiani scelgono la via della prudenza. È quanto emerge dall’aggiornamento al VI Rapporto Assogestioni-Censis, secondo cui il 60% dei nostri connazionali preferisce affidarsi a un consulente finanziario per gestire il proprio patrimonio. Un dato che racconta un cambiamento culturale profondo: la crescente consapevolezza dei rischi spinge verso il supporto professionale più che verso il fai-da-te.
Il peso delle truffe: quasi uno su due è stato colpito
Lo studio, condotto per sondare il rapporto tra gli italiani e il risparmio nell’ambito di un lavoro di ricerca che dura ormai da anni, evidenzia anzitutto come la maggior parte del campione si sia imbattuto in pratiche commerciali giudicate potenzialmente scorrette: quasi il 48%, ad esempio, dichiara di aver ricevuto almeno una proposta di investimento fraudolenta mentre poco meno del 60% afferma di essere stato destinatario di pubblicità accattivanti legate a investimenti digitali. Un bombardamento il cui risultato si traduce nella creazione di un clima di diffidenza generalizzata che rafforza la ricerca di protezione. Non è infatti un caso se, tra chi investe già autonomamente, oltre l’80% si definisca cauto di fronte a conti deposito con tassi irrealisticamente elevati o a investimenti concentrati su un solo prodotto o ancora a criptovalute gestite senza supporto professionale.
Educazione finanziaria: interesse sì, tempo no
Sul fronte dell’educazione finanziaria, il rapporto mostra un’Italia divisa. Se il 55,7% degli intervistati vorrebbe migliorare le proprie competenze economico-finanziarie, un consistente 42,9% afferma di non avere tempo o motivazione per intraprendere un percorso di formazione incentrato su questi temi. Una disaffezione che aumenta ulteriormente tra gli over 65, dove i restii sono oltre uno su due, e chi ha un basso titolo di studio (58,7%) ma che diminuisce leggermente tra i giovani (38,6%). Nonostante ciò, l’atteggiamento pragmatico prevale: anche tra i “disinteressati”, come vengono definiti nello studio, l’88,5% dichiara di essere oggi più cauto nella gestione del risparmio rispetto al passato.
Proprio in conseguenza al desiderio di conservare un atteggiamento prudente e alla difficoltà di consolidare le proprie conoscenze in materia di investimenti, il ricorso a un professionista emerge come scelta dominante. Il 60,6% dei disinteressati all’educazione finanziaria dice infatti di preferire il supporto di un esperto mentre, tra chi vuole accrescere le proprie competenze, fa la stessa scelta il 62,6% E anche dove cresce l’interesse per il digitale, la figura del consulente resta centrale: il 31,9% degli italiani si dichiara disposto a usare piattaforme di trading online, ma solo se affiancato da un consulente. Infine, oltre metà degli intervistati ritiene che il trading semplifichi la gestione degli investimenti ma non possa sostituire il ruolo umano di guida e tutela.
Fabio Galli, Direttore Generale di Assogestioni
“Il rapporto conferma che esiste una consapevolezza diffusa sull’importanza di affidarsi a figure professionali nella gestione del risparmio”, ha detto il Direttore Generale di Assogestioni Fabio Galli, che ha aggiunto: “In un contesto di crescente esposizione a fonti non qualificate e promesse di guadagni facili, la gestione professionale svolta da operatori autorizzati rappresenta un presidio fondamentale”. Da qui l’appello a favorire l’educazione finanziaria per rafforzare tale consapevolezza e promuovere un sistema più inclusivo ma anche orientato al lungo termine.
Tecnologia sì, ma con regole
Il rapporto evidenzia un approccio maturo verso l’innovazione. Più del 90% degli italiani, indipendentemente dal livello di alfabetizzazione finanziaria, chiede regolamentazione a tutela dei cittadini. E gli ambiti in cui questa necessità viene avvertita maggiormente sono ben delineati: dal rispetto della privacy alle fake news fino alle pubblicità ingannevoli. Quello che però emerge con maggiore forza, in relaziona alla gestione del risparmio ma anche in generale, è un rapporto sfumato con le tecnologie: sono infatti viste positivamente ma solo se migliorano davvero la vita delle persone.
La plenaria con la Presidente dell’Associazione Maria Luisa Gota e il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aprirà un ciclo di conferenze istituzionali che, lungo i sette percorsi del Salone, mette a fuoco previdenza, mercati privati, transizione, regole europee, AI e leadership inclusiva
Nell’industria non bastano più le singole soluzioni, ma serve un servizio fluido e modulare. Il gruppo Ersel punta su gestione attiva, soluzioni multi-asset, consulenza integrata e tecnologia
Secondo l’indagine di Natixis Im, un advisor su tre ha già perso asset. A sorpresa, i baby boomer sono i più propensi cambiare, mentre i giovani si rivelano più conservatori. Decisive le relazioni personali e la tecnologia
Per l’head of investments and wealth in Italia della società, il passaggio generazionale sarà cruciale nel futuro dell’industria. Ma la scarsa propensione a investire rischia di lasciare al palo il nostro Paese l’Europa. Nuovi linguaggi, digitale e consulenza a obiettivi gli ingredienti per il rilancio. Non senza un focus sugli alternativi
Partnership selettive, ritorno del reddito fisso nei portafogli: così cambia il modello del risparmio gestito europeo secondo la ceo Europe della casa di gestione. Ma occhio anche a geopolitica e intelligenza artificiale
Excellence Consulting: la raccolta delle polizze Cat Nat si ferma a 700 milioni, a fronte di un potenziale di 2,4 miliardi. Le imprese sottovalutano i pericoli e giudicano i prodotti troppo complessi
Per i portafogli odierni servono strategia, attenzione al rischio e visione di lungo periodo, senza farsi fagocitare dalla geopolitica. Ecco perché il wealth management non è solo investimento finanziario
Stando alla ricerca di Pictet Wealth Management e del Politecnico di Milano, attese oltre 3.900 operazioni entro il 2035. Dalla uova liquidità in arrivo al passaggio generazionale, ecco come si trasforma il capitalismo familiare. Ma attenzione ai nodi ancora da sciogliere
Il ceo per il mercato italiano delinea le direttrici di sviluppo della compagnia assicurativa tra previdenza complementare, innovazione tecnologica e bancassicurazione
Dall’ibridazione tra consulenza e gestione alla spinta di AI e digitalizzazione, il wealth management cambia pelle. Al centro personalizzazione, nuovi strumenti e sfide comportamentali degli investitori
Capgemini: l’85% è pronto a passare alla concorrenza entro un anno. Chiedono rapidità, trasparenza e reattività. Ma programmi di innovazione non stanno dando i benefici sperati
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio