Il portafoglio dell’Oracolo Omaha cambia volto: via parte delle quote in Apple, cash al record di 381 miliardi e dodici trimestri consecutivi di vendite nette. Per gli esperti, il crack del tech americano è vicino. Ma il guru lancia un messaggio chiaro ai mercati
Warren Buffett, fondatore di Berkshire Hathaway
Warren Buffett non smette di far suonare l’allarme bolla. O almeno è questa l’interpretazione che il mercato dà alle sue ultime mosse. L’Oracolo di Omaha ha infatti ridotto ancora l’esposizione azionaria della sua Berkshire Hataway, spingendo la liquidità nei forzieri del gruppo al massimo storico di 381,7 miliardi di dollari. Una cifra che fotografa la crescente prudenza del leggendario investitore americano, preoccupato che le valutazioni dei titoli tecnologici e le attese senza precedenti sull’intelligenza artificiale si rivelino un buco nell’acqua.
Secondo i dati recentemente pubblicati, Berkshire ha chiuso il dodicesimo trimestre consecutivo vendendo più azioni di quante ne abbia acquistate. Un bilancio che conferma come il conglomerato stia conducendo da ormai più di tre anni una strategia di progressiva riduzione del rischio da molti interpretata come volontà di prepararsi a possibili correzioni del mercato azionario globale dopo il rally dell’ultimo periodo. Non è quindi un caso se la quota ‛cash’ del portafoglio di Buffett sia arrivata a livello record di oltre 381 miliardi, coronando una stagione storica contrassegnata da continui ritocchi al rialzo del ‛tesoretto’ nel forziere dell’investitore.
La vendita di Apple come ulteriore segnale
Anche se l’utile operativo di Berkshire è aumentato del 34%, sostenuto ancora una volta dalle attività assicurative, la direzione della creatura di Buffet sembra dunque chiara: meno equity, più liquidità. E il segnale più evidente arriva dal titolo Apple, tradizionalmente il pilastro del portafoglio del maxi-gestore. Dall’ultimo bilancio emerge infatti una riduzione di circa 1,2 miliardi di dollari nella voce ‘consumer products equity holdings’, che è dominata proprio dalla presenza di azioni della Mela. La decisione si inserisce in un processo già avviato: nel corso del 2024 Buffett aveva già ridotto di circa due terzi la partecipazione, un passo controcorrente per un investitore reso famoso dalla sua visione di lungo termine. Ecco perché diversi osservatori hanno interpretato l’ennesimo disimpegno come unvvv campanello d’allarme rispetto alle performance future dei titoli tecnologici, di cui Cupertino è uno degli antesignani indiscussi.
Nel complesso, Berkshire ha venduto azioni per 184 miliardi di dollari negli ultimi tre anni e ha rafforzato la propria posizione di cassa di oltre 6 miliardi solo nell’ultimo trimestre. Anche i 23 miliardi investiti in titoli del Tesoro USA rientrano in una logica di protezione più che di rendimento. Per gli analisti, l’accumulo di liquidità rappresenta un segnale inequivocabile: Buffett vede i mercati sopravvalutati. Il suo celebre indicatore, che rapporta la capitalizzazione complessiva del mercato azionario USA al PIL nazionale, è non a caso tornato ai livelli della bolla dot-com e lo ha indotto a parlare di un mercato che sta “giocando con il fuoco”.
Il messaggio dell’Oracolo
Storicamente refrattario agli eccessi speculativi, Buffett da sempre preferisce la solidità al rischio. Nel 2008 ridusse drasticamente l’esposizione bancaria prima del crollo di Lehman Brothers mentre, durante la pandemia, spiazzò i mercati rompendo il proprio tabù sull’oro e comprando la società mineraria Barrick Gold. Oggi questa strategia sembra ripetersi: davanti a valutazioni elevate e tassi in rialzo, l’Oracolo di Omaha sceglie l’attesa. E se c’è un segnale da cogliere nel suo bilancio record, è che per il più celebre investitore del mondo è ancora una volta tempo di tenere i nervi saldi e la polvere asciutta.
Per il ceo di DoubleLine Capital, siamo di fronte ai mercati “meno sani di sempre”. Colpa di un’elevata concentrazione e delle iper valutazioni. Atteso un primo grande sell-off sui titoli tech già l’anno prossimo. “Ma quello successivo sarà nel credito privato”. Più cash e meno asset speculativi la strategia del ‘re dei bond’
Dopo oltre sessant’anni di missive ai soci, il fondatore di Berkshire annuncia il suo ritiro operativo e affida la società al delfino Greg Abel: “Starò zitto”. Intanto accelera anche il piano filantropico per la distribuzione del suo patrimonio. In gioco un’eredità da 149 miliardi di dollari
Il ceo del maxi-gestore USA vede una corsa globale verso Bitcoin e metalli preziosi come rifugio contro l’indebitamento crescente degli Stati. Ma dietro al ‛debasement trade’ si nasconde un segnale di sfiducia verso le politiche fiscali e monetarie, con la volatilità che resta il principale rischio per i nuovi investitori
Per il ceo di Pershing Square, le politiche del tycoon hanno stimolato la crescita aziendale e sostenuto i mercati. Bene anche i dazi, ma resta il nodo Cina. E sulla Fed: “Politiche accomodanti giocano a favore”
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Il ceo di JP Morgan, intervistato dalla Cnbc, legge i segnali di indebolimento come un campanello d’allarme ma non un preludio al crollo. Profitti aziendali solidi e consumi resilienti bilanciano le incertezze del lavoro, mentre i tagli Fed in arrivo avranno impatto limitato
Il fondatore di Bridgewater Associates lancia l’allarme: l’intervento politico sull’economia e l’indebolimento delle istituzioni indipendenti ricordano gli anni ’30. Sullo sfondo, tensioni intorno alla Federal Reserve e una crescente fuga verso l’oro come bene rifugio
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