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Tra timori di bolla e oscillazioni delle big tech, gli esperti della casa sottolineano
la crescita degli utili e invitano alla calma: “Forzati i paragoni con l’era DotCom”.
A pesare semmai è la concentrazione. Ma la risposta passa da disciplina e diversificazione
L’ascesa dell’intelligenza artificiale continua a catalizzare l’attenzione degli investitori globali. Ma se un anno fa attorno a ChatGPT & Co si
registrava solo entusiasmo, gli ultimi inciampi di Nvidia e le parole di alcuni grandi investitori sulle iper-valutazioni del settore hanno iniziato ad alimentare il dubbio che quella degli algoritmi sia una bolla simile alle DotCom. Secondo l’ultimo approfondimento di Invesco, il confronto con quanto accaduto alla fine anni ‘90 appare però fuorviante. “I numeri ci dicono che non siamo in uno scenario simile”, affermano in particolare gli investment strategist della casa James Anania e Ashley Oerth, che invitano a leggere con attenzione i driver reali del rally.
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Rally sì, ma in linea con la storia
Molti osservatori guardano all’impennata dell’indice Nasdaq-100 come prova di eccessi speculativi. Invesco evidenzia però che la performance degli ultimi anni si colloca vicino alle medie storiche e resta lontana dai picchi registrati prima dello scoppio della bolla internet, quando i rendimenti su base rolling superavano il 75% annuo. Lo stesso vale per il confronto diretto negli otto anni che precedettero il 2000, il Nasdaq volò oltre il 1.000% mentre la crescita del settore dal lancio di ChatGPT del 2022 è di un ordine di grandezza molto inferiore. “Il parallelo con il 1999 è intuitivo ma impreciso”, spiega Anania, “la magnitudine del rally è completamente diversa”.
Prezzi giustificati dagli utili, non dalla speculazione
Oerth richiama un altro aspetto: oggi i prezzi dei principali titoli AI trovano un fondamento solido nei risultati societari. Il confronto tra Cisco negli anni ’90 e Nvidia negli ultimi tre anni è emblematico: “Le quotazioni della prima si erano distaccate dai fondamentali, quelle della seconda sono cresciute in parallelo agli utili attesi”. E lo stesso accade in modo generalizzato: “La maggior parte delle performance dell’S&P 500 dal 2023 deriva dall’impulso dei profitti anziché dai multipli”. Un ulteriore elemento che, per l’esperta, differenzia l’euforia attuale da quella di 25 anni fa riguarda la struttura finanziaria delle aziende leader. “Nonostante quasi 1.000 miliardi di dollari investiti negli ultimi anni”, chiarisce l’esperta, “il settore sta finanziando la maggior parte dell’espansione con flussi di cassa interni, non con debito”. Oggi, insomma, i colossi degli algoritmi presentano margini elevati e bilanci solidi mentre…

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