L’economia continua a crescere e l’inflazione è vicina al target, ma le prospettive sono incerte. La presidente: “Siamo in una buona posizione”. Secondo gli analisti, a dicembre un meeting chiave
Tassi fermi come previsto e mani libere. La Banca Centrale Europea ha deciso per la terza volta consecutiva di lasciare il costo del denaro dell’Eurozona al 2%, dove l’ha portato lo scorso giugno dopo averlo ridotto di due punti percentuali con otto tagli in un anno. Come atteso, poi, per il futuro l’Eurotower ha deciso di lasciarsi tutte le opzioni sul tavolo, ribadendo la sua dipendenza dai dati. L’inflazione, ha spiegato il board, resta prossima all’obiettivo del 2% a medio termine e le prospettive rimangono invariate, mentre l’economia dell’Area “ha continuato a crescere malgrado il difficile contesto mondiale”. Tuttavia, ha precisato, “le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa delle attuali controversie commerciali e tensioni geopolitiche a livello mondiale”.
Nel corso della conferenza stampa, dedicata in buona parte all’euro digitale, la presidente Christine Lagarde ha ribadito che la politica monetaria si trova “in una buona posizione”. Alcuni rischi sono stati mitigati, ha spiegato riferendosi agli accordi sui dazi e alle tensioni in Medio Oriente, ma l’impatto delle tariffe USA deve ancora farsi sentire e i pericoli geopolitici e commerciali, oltre a un “possibile deterioramento del clima di fiducia nei mercati finanziari”, sono ancora fonte di incertezza. Per questo, ha rimarcato, la politica monetaria deve restare dipendente dai dati e non è possibile vincolarsi a un percorso definito.
Irene Lauro, Eurozone economist di Schroders, fa notare come, dopo mesi di stagnazione, le prospettive per l’Eurozona siano cambiate in positivo. “L’incertezza politica in Francia potrebbe pesare sull’economia del Paese, ma altrove le previsioni stanno migliorando e suggeriscono che la politica monetaria sta avendo un effetto sull’economia reale”, commenta. A suo parere, il forte rimbalzo dell’attività nel settore dei servizi indica che i consumatori stanno spendendo di più. E anche il manifatturiero è destinato a registrare una ripresa. “Restiamo fiduciosi che la crescita si rafforzerà nel corso del prossimo anno, a sostegno della decisione della BCE di mantenere i tassi invariati fino al 2026”, afferma. Precisando che, se l’inflazione dovesse risultare inferiore alle attuali proiezioni, Francoforte potrebbe seguire l’approccio di gestione del rischio della Fed e procedere con un taglio preventivo.
Martina Daga, macro economist di AcomeA SGR
Per Martina Daga, macro economist di AcomeA Sgr, dalla conferenza stampa di Lagarde sono emersi tre elementi degni di nota. In primo luogo, una valutazione sulla crescita economica piuttosto ottimistica. Poi, un’inflazione che rimane vicino al target del 2%, con l’Eurotower che ritiene i rischi piuttosto bilanciati. Infine, il giudizio di Lagarde sul meccanismo di trasmissione di politica monetaria definito ‘effective and on time’. L’esperta fa notare però come la presidente abbia sottolineato che inaspettatamente alcune banche stanno inasprendo gli standard per la concessione di credito. “Se il meccanismo di trasmissione della politica monetaria dovesse risultare poco efficace, potrebbe essere necessario allentare ulteriormente la stance per ottenere il medesimo risultato, ma la BCE non sembra ancora convinta di questa necessità”, afferma.
Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management
Secondo Simon Dangoor, head of Fixed Income Macro Strategies di Goldman Sachs Asset Management, la possibilità di un taglio a dicembre o nella prima metà del 2026 è sottovalutata, ma lo scenario di base rimane quello di un costo del denaro invariato nel prossimo futuro. “I dati rimangono contrastanti, mentre il possibile rallentamento dell’espansione fiscale della Germania potrebbe ridurre le prospettive di crescita e placare alcuni dei falchi del Comitato”, spiega l’esperto. Il prossimo meeting vedrà la presentazione delle proiezioni economiche per il 2028: secondo l’esperto, se queste dovessero indicare un’inflazione inferiore alle attese per il terzo anno consecutivo, “i membri più accomodanti spingeranno per una riduzione il prima possibile”.
Anche secondo Konstantin Veit, portfolio manager di PIMCO, ci aspetta un periodo prolungato di inazione sui tassi. “La BCE ha pochi motivi per modificare la politica monetaria e il tasso di riferimento del 2% è probabilmente considerato dalla maggioranza del Consiglio Direttivo come il punto medio di un intervallo di neutralità”, analizza. Precisando di essere d’accordo con l’opinione maggioritaria nel board secondo cui il rischio per le prospettive di inflazione a medio termine rimane sostanzialmente bilanciato.
A dicembre un meeting chiave
Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet Asset Management
Per Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet Asset Management, la diminuzione dell’incertezza sui dazi lascia ora spazio alla verifica sul loro impatto. Per questo, osserva, “sarà chiave l’incontro di dicembre in cui verranno aggiornate le proiezioni di crescita e inflazione, a fronte anche di maggiore chiarezza sul piano fiscale tedesco, sulla crisi politico-fiscale francese e sulla velocità di crociera dell’economia dell’Eurozona”. A suo avviso, visto il contesto caratterizzato da incertezza, traiettoria d’inflazione sotto le attese, export gravati da tariffe e un cambio rafforzatosi del 12%, il mercato dovrebbe scontare una probabilità superiore a quella corrente (10%) di un possibile taglio nei prossimi 3-6 mesi, a sostegno della crescita. “Ai dati di novembre e dicembre la conferma, o meno, che il livello dei tassi corrente sia neutrale, come identificato da Lagarde”, conclude.
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