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I professional forecaster ora vedono i prezzi al 2,4% nel 2024 e all’1,9% nel 2025 e 2026. Una view che rafforza le colombe: nell’ultimo meeting alcuni governatori avrebbero voluto eliminare l’impegno a una politica restrittiva
L’inflazione dell’Eurozona potrebbe tornare al target del 2% della Banca centrale europea prima di quanto previsto. E mantenersi a tale livello nel lungo periodo. All’indomani del terzo taglio dei tassi da parte dell’Eurotower, i risultati del sondaggio condotto dallo stesso istituto centrale mostrano un segnale importante per i mercati e per lo stesso Consiglio direttivo. Se infatti la veloce ritirata dei prezzi rafforza le attese degli investitori, che prevedono altre sforbiciate al costo del denaro nelle prossime quattro o cinque riunioni, rischia però anche di acuire le divisioni trai i policymaker di Francoforte, fornendo ulteriori argomenti alle colombe.
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Board spaccato sulla “politica restrittiva”
Stando alle indiscrezioni raccolte da Reuters, infatti, nel corso del meeting di giovedì scorso alcuni membri del Consiglio direttivo avrebbero voluto abbandonare l’impegno a mantenere una politica monetaria restrittiva: un cambio di marcia proprio alla luce del fatto che l’inflazione potrebbe arrivare al target prima della fine del prossimo anno, rivelandosi inferiore a quanto previsto solo il mese scorso. I falchi hanno alla fine prevalso e il riferimento ai costi di finanziamento che resteranno “sufficientemente restrittivi per tutto il tempo necessario” è stato mantenuto. Il dibattito in seno all’Eurotower sembra però essersi definitivamente spostato dalla guerra ai prezzi alle strategie per rilanciare un’economia asfittica che, nonostante le rassicurazioni di Lagarde, sta destando più di qualche preoccupazione.
Inflazione al 2,4% quest’anno e all’1,9% nel 2025 e 2026
Stando ai previsori BCE, l’inflazione complessiva del blocco si attesterà al 2,4% quest’anno, come da precedente sondaggio di luglio, ma calerà all’1,9% nel 2025, al di sotto del 2% previsto tre mesi fa, e lì rimarrà nel 2026. Si tratta di una lettura leggermente inferiore alle stime dello stesso istituto centrale, che vede il carovita raggiungere l’obiettivo del 2% solo nell’ultimo trimestre del prossimo anno, con una media annuale a 2,3%. Nel lungo termine, definito come 2029, i professional forecaster vedono poi l’indice dei prezzi al 2%, cioè esattamente al target. Quanto alla componente core, tema chiave per Francoforte a causa della resistenza dei servizi, il sondaggio di ottobre non presenta novità: dovrebbe attestarsi al 2,2% nel 2025 e al 2% nel 2026.
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Restano poi sostanzialmente invariate anche le stime di crescita: gli intervistati a luglio si aspettavano un aumento del PIL in termini reali dello 0,7% nel 2024, dell’1,2% nel 2025 e dell’1,4% nel 2026. Ora le attese sono state riviste al ribasso di 0,1 punti percentuali, in larga misura a causa del trascinamento di un’espansione più debole delle attese nella seconda metà di quest’anno. Il profilo di crescita trimestrale previsto in seguito è rimasto invece sostanzialmente invariato, così come quello a lungo termine (1,3%). Per quanto che riguarda infine il mercato del lavoro, il nuovo sondaggio conferma anche la view sul tasso di disoccupazione, che si attesterà in media al 6,5% nel 2024 e nel 2025, per poi scendere al 6,4% nel 2026 e nel lungo termine.
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