I gestori non si aspettano sorprese e vedono un periodo di stallo sui tassi. Ma avvertono: l’inflazione potrebbe scendere al di sotto dell’obiettivo e aprire a un’altra sforbiciata
Il contesto attuale richiede cautela, non fughe in avanti, e Christine Lagarde lo sa bene. Per questo i mercati sono praticamente certi che giovedì i tassi di interesse dell’Eurozona resteranno fermi al 2%, dove sono stati portati lo scorso 5 giugno. Il meeting fiorentino della Banca centrale europea non dovrebbe insomma riservare sorprese, anzi: per molti analisti il ciclo di allentamento è già terminato. Ma toni e linguaggio della presidente saranno comunque analizzati con attenzione. C’è infatti una variabile importante, quella dei prezzi dell’energia, che potrebbe trascinare l’inflazione dell’Area al di sotto dell’obiettivo e regalare un’ultima sforbiciata nei prossimi mesi.
Konstantin Veit, portfolio manager European Rates di Pimco
Per Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco, si preannuncia un periodo di inazione da parte della BCE. “Il ciclo di riduzione dei tassi è presumibilmente giunto al termine”, spiega, “con l’inflazione allineata all’obiettivo del 2% e il tasso sui depositi a un livello che la maggioranza del Consiglio direttivo considera il punto medio di un intervallo di politica neutrale”. A suo parere, l’Eurotower vorrà quindi preservare lo spazio di manovra convenzionale e mirerà a ridurre al minimo il rischio di dover invertire la rotta poco dopo aver raggiunto il terminal rate. “Concordiamo con il mercato nel prevedere una qualche chance di un ulteriore taglio al fine di proteggere la proiezione ‘in linea con l’obiettivo’ per il 2027 ma riteniamo più probabile che il ciclo di riduzione sia già concluso”, precisa.
Martin Van Vliet, global macro strategist di Robeco
Sulla stessa lunghezza d’onda Martin Van Vliet, global macro strategist di Robeco, secondo cui l’inflazione vicina all’obiettivo ha convinto il board di essere ‘in una buona posizione’. “Il messaggio a settembre è stato chiaro”, ricorda, “occorrerà uno shock di qualche tipo per convincere la BCE a procedere a ulteriori tagli”. L’esperto precisa poi che neanche un graduale raffreddamento del carovita o un rafforzamento dell’euro saranno sufficienti a smuovere l’Eurotower. “E’ più probabile che il prossimo passo sia un taglio piuttosto che un aumento”, chiarisce. Aggiungendo che, con un’inflazione core prevista in discesa sotto il 2% nel 2026, le condizioni dei prezzi consentiranno probabilmente ulteriori stimoli.
Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard Europe
Anche Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard Europe, non si aspetta sorprese in questa riunione. Ma fa comunque notare come i prezzi dell’energia continuino a diminuire: un rischio al ribasso per le previsioni di inflazione della BCE, che già scontano un leggero scostamento rispetto all’obiettivo. “Condividiamo l’opinione di Simukus secondo cui un taglio per motivi di gestione del rischio potrebbe essere prudente”, sostiene. Chiarendo che il suo scenario di base prevede tassi invariati per tutto il resto del 2025 e il 2026,ma che “i rischi sono orientati verso un ulteriore allentamento”.
Luke Copley, Fixed Income Client portfolio manager di Columbia Threadneedle Investments
Dello stesso parere Luke Copley, Fixed Income Client portfolio manager di Columbia Threadneedle Investments, secondo cui per il prossimo anno le prospettive sembrano orientarsi più verso una riduzione che un aumento dei tassi. “Le previsioni di consenso sull’inflazione indicano che l’indice dei prezzi al consumo dell’Area euro potrebbe scendere al di sotto del target nella prima metà del 2026”, analizza, citando tra i fattori determinanti anche l’effetto base legato principalmente all’energia. A suo parere, se a questo dovesse aggiungersi un contesto economico più debole o un rafforzamento dell’euro, nel secondo semestre del prossimo anno i prezzi potrebbero diminuire ulteriormente. Circostanza che “offrirebbe alla BCE margine di manovra per ridurre nuovamente i tassi“.
Felix Feather, economista di aberdeen Investments, fa notare come il probabile annuncio dello stop al quantitative tightening da parte della Fed possa porreLagarde nelle condizioni di dover affrontare anche alcune domande scomode sulla politica di bilancio. “L’inflazione degli Stati Uniti è superiore a quella dell’Eurozona e il tasso di riferimento rimane in territorio restrittivo”, osserva, “sarebbe quindi sorprendente vedere Francoforte mantenere una misura che spinge al rialzo il costo del denaro a tendere per un periodo più lungo rispetto ai colleghi d’Oltreoceano”. Tuttavia, se Powell dovesse effettivamente procedere in tal senso, l’esperto precisa che la sua mossa sarebbe motivata da timori specifici relativi al funzionamento dei mercati USA anziché dai fondamentali macro. E rimarca che la modifica del quadro operativo della BCE prevista per il 2024 incarica la banca di fornire liquidità attraverso il suo strumento di rifinanziamento principale, anziché con acquisti di attività App e Pepp. “Il Qt passivo dovrebbe continuare fino al 2026”, conclude, pertanto, “anche se la politica monetaria dovesse rimanere neutrale”.
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