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La presidente dell’Eurotower: “Pericoloso se Trump prende il controllo della politica monetaria”. E su Parigi: monitoriamo spread, ma banche solide. Intanto il Pmi manifatturiero Ue sale oltre 50 per la prima volta dal 2022
Non solo dazi, inflazione e crescita. In questo momento i riflettori della Banca centrale europea sono puntati anche su altre due criticità: la possibile perdita di indipendenza della Federal Reserve americana e la crisi politica francese. A dirlo è stata la stessa presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde, che in un intervista a Radio Classique non ha usato mezzi termini, definendo “un pericolo molto serio” l’eventualità che il presidente Usa Donald Trump prenda il controllo della politica monetaria a stelle e strisce. Meno allarmante il giudizio su Parigi: la possibile caduta del governo avrebbe un “impatto evidente sull’economia” secondo la banchiera centrale, ma il Paese non si trova in una situazione tale da richiedere l’intervento del Fondo monetario internazionale.
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Pericoloso se Trump prende il controllo della Fed
Se Trump dovesse prendere il controllo della Fed, “rappresenterebbe un pericolo molto serio per l’economia statunitense e per l’economia globale”, ha affermato Lagarde, ricordando che se la politica della Fed “dipendesse dai dettami di questo o quel singolo individuo”, “gli effetti che avrebbe in tutto il mondo sarebbero molto preoccupanti”. Dopo mesi di attacchi al presidente Jerome Powell, il tycoon nei giorni scorsi ha licenziato la governatrice dell’istituto centrale Lisa Cook, accusata di aver falsificato dei documenti per ottenere condizioni più favorevoli su un mutuo. Secondo Lagarde sarà però “molto difficile” che Trump riesca nel suo intento di conquista. “La Corte Suprema degli Stati Uniti, ampiamente rispettata nel Paese e che spero anche lui rispetti, ha specificamente affermato che un governatore della Fed può essere rimosso solo per grave cattiva condotta”, ha precisato.
Sistema bancario francese solido
Quanto a Parigi, la numero uno dell’Eurotower ha spiegato che la disciplina fiscale rimane un imperativo per il Paese e che sta osservando con molta attenzione la situazione degli spread obbligazionari. In Francia, i partiti di opposizione hanno minacciato di far cadere il governo di minoranza nel voto di fiducia dell’8 settembre, annunciato inaspettatamente la scorsa settimana dal premier Francois Bayrou a causa dei suoi impopolari piani per una stretta di bilancio nel 2026. “Penso che il sistema bancario francese sia un sistema ben capitalizzato, che stia molto meglio di quanto stava durante l’ultima grande crisi finanziaria, che sia ben strutturato, ben supervisionato, con attori responsabili. Quindi non penso che sia la fonte del rischio attuale”, ha spiegato la presidente Bce. “Tutti i rischi di caduta di governo in tutti i Paesi della Zona euro sono preoccupanti”, ha chiarito.
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Dall’Italia sforzi molto seri
Lagarde è quindi tornata a ribadire come per ogni Stato dell’Area euro sia “assolutamente fondamentale avere un debito sostenibile, gestibile”. Per farlo, ha spiegato, “è necessario che l’orientamento in termini di servizio del debito, in termini di volume, sia al ribasso e rientri nei limiti di ciò che è stato concordato con i partner europei e che consiste nel controllare le proprie finanze pubbliche”, ha evidenziato. In questo senso, l’Italia si sta muovendo bene. “Roma in termini di bilancio oggi fa sforzi molto seri e probabilmente arriverà presto all’obiettivo del 3% di deficit. Quindi faremmo bene a ispirarci a questo”, ha affermato.
Pmi manifatturiero Ue oltre 50 per la prima volta dal 2022
Infine, sui dazi e sulla recente bocciatura della Corte d’appello Usa, Lagarde ha commentato che l’incertezza verrà con tutta probabilità “rafforzata” dalla sentenza. A suo parere però si tratta di uno scenario piuttosto positivo: “Penso che non si rinegozierà al di sopra del 15%. Se abbiamo una chance di negoziare al di sotto, sarebbe molto bene”, ha infatti concluso. Intanto dal manifatturiero di Eurolandia arrivano dati incoraggianti. Ad agosto, per la prima volta da giugno 2022, l’indice Pmi del settore è salito a 50,7 punti, oltre la soglia di 50 considerata spartiacque tra contrazione ed espansione. A spingere, hanno spiegato da S&P Global, è stata in particolare la ripresa della domanda e della produzione interne, mentre le nuove vendite all’estero sono diminuite per il secondo mese consecutivo. Nel dettaglio, l’indicatore tedesco è salito a 49,8 dal 49,1 di luglio, segnando il valore più alto da quando è sceso sotto la soglia di 50 a metà del 2022. Ancora meglio hanno fatto Francia e Italia, entrambe tornate in territorio espansivo, rispettivamente a quota 50,4 e 50,7. Spicca infine ancora una volta la Spagna dove il settore manifatturiero ha registrato ad agosto la crescita più rapida in quasi un anno arrivando a toccare i 54,3 punti dai precedenti 51,9.
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