A marzo il carovita è schizzato al 2,5% dall’1,9%, spinto dai rincari energetici. Il dato è inferiore alle attese, ma ben oltre il target. Alcuni analisti vedono un intervento di Francoforte già ad aprile
La guerra in Medio Oriente riporta l’inflazione dell’Eurozona sopra l’obiettivo della Banca centrale europea. A marzo l’indice dei prezzi al consumo ha infatti accelerato al 2,5% dall’1,9% del mese precedente, spinto da rincari energetici che hanno toccato il 4,9%. L’aumento è stato però leggermente inferiore alle attese (+2,6%) e il dato core è arretrato dal 2,4% al 2,2%, un decimo di punto sotto al consensus, rendendo il quadro meno chiaro per policymaker e mercati. Analisti e gestori sono quindi divisi sulle prossime mosse di politica monetaria: c’è chi vede un aumento dei tassi imminente, con l’obiettivo di scongiurare un nuovo 2022, e chi invece ritiene che Francoforte attenderà altri dati per agire.
Secondo S&P Global Market Intelligence, la BCE potrebbe alzare i tassi già ad aprile. “La combinazione di un’inflazione in aumento con un’attività economica ancora debole rappresenta una sfida per l’istituto centrale”, osserva il responsabile dell’economia europea Diego Iscaro. Sebbene la comunicazione finora sia stata misurata, è infatti suo convincimento che il balzo dell’energia sta alimentando le aspettative sui prezzi. Una dinamica tale da indurre l’Eurotower ad agire più in fretta del previsto. “Il conflitto in Medio Oriente ha avuto un impatto immediato”, sottolinea l’esperto, nonostante l’incremento complessivo del carovita sia stato inferiore alle aspettative. “Il lieve calo dell’inflazione di base è una consolazione ma con gli elevati prezzi dei carburanti destinati a incidere su altri settori come alimentari e beni di consumo”, avverte, “è probabile che sia solo questione di tempo prima che inizi a crescere”.
La BCE aspetterà giugno
Di diverso parere Moody’s, secondo cui il dato di marzo fornirà argomenti alle colombe. “Ci aspettiamo un unico rialzo a giugno”, afferma dalla divisione Analytics il direttore della ricerca Kamil Kovar, che intravede il rischio di un ulteriore aumento a luglio o settembre. Tuttavia, l’esperto mette in guardia sul fatto che questi numeri possano fare sperare shock energetico più contenuto del previsto: devono piuttosto servire a constatare che “le rilevazioni dei prezzi sono avvenute troppo presto nel mese per cogliere appieno l’aumento dei carburanti”. Circostanza che implicherebbe rincari dell’energia rinviati anziché annullati. Per il resto, a suo parere, si tratta di un dato favorevole alle posizioni più accomodanti all’interno della BCE: “I servizi hanno invertito hanno soddisfatto le previsioni e invertito il rialzo legato alle Olimpiadi”, conclude, “mentre i beni hanno mostrato una dinamica debole.
Filippo Diodovich, senior market strategist di ING Italia
Per Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, i numeri suggeriscono una valutazione molto articolata. Se infatti la BCE non potrà ignorare il ritorno dell’inflazione sopra il target, il raffreddamento della componente core e dei servizi indica che non si è ancora in presenza di una riaccelerazione generalizzata. “Crediamo quindi che Francoforte manterrà un approccio data-dependent nelle prossime riunioni”, afferma. Secondo l’esperto, il dato di marzo aumenta lievemente le probabilità che Lagarde e colleghi possano effettuare rialzi del costo del denaro nel medio periodo: “Molto dipenderà dalla tenuta dei prezzi energetici nelle prossime settimane e soprattutto dall’eventuale trasmissione dello shock a salari, servizi e aspettative”, afferma. Se la fiammata restasse confinato soprattutto all’energia, è opinione di Diodovich la BCE potrebbe anche scegliere di guardare oltre la volatilità di breve periodo e mantenere i tassi invariati nei prossimi sei o nove mesi. Se invece ci fossero ulteriori escalation, con nuovi incrementi dei costi energetici estesi anche alla componente core, allora Francoforte potrebbe essere costretta a intervenire. “Scenario più probabile a giugno”, precisa, “o solamente in un caso estremo anche già nel meeting di fine aprile”.
Occhio agli effetti di secondo impatto
Ulrike Kastens, economist di DWS AM
Ulrike Kastens, senior economist di Dws Asset Management, guarda avanti. “Quanto più si prolungherà il conflitto e lo Stretto di Hormuz resterà chiuso”, avverte, “tanto maggiore sarà il rischio di effetti di secondo impatto sull’inflazione”. Poi un riferimento a come, la scorsa settimana, Lagarde abbia nuovamente chiarito la funzione di reazione della BCE: “Non è lo shock sui prezzi dell’energia in sé a risultare determinante ma i potenziali effetti di secondo impatto sul carovita che potrebbero derivarne”, evidenzia l’esperta, che quindi non prevede decisioni di politica monetaria affrettate: “Si conferma un approccio attendista come opzione più appropriata”.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Dello stesso parere Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, che nota come la guerra in Ucraina abbia resto l’Area Euro fortemente dipendente dal Golfo Persico per le importazioni di gas naturale. “Con lo Stretto di Hormuz ora al centro del conflitto”, sostiene, “è probabile che le pressioni sui prezzi energetici restino elevate in assenza di sviluppi risolutivi”. Uno scenario in cui, a suo parere e come riconosciuto dalla stessa BCE, torna quindi d’attualità il tema di ulteriori rialzi dei tassi. “Più a lungo il conflitto si protrarrà”, conclude, “maggiore sarà il rischio che lo shock energetico si trasmetta in modo persistente all’inflazione complessiva”.
Quanto all’Italia, da Ing spiegano che l’aumento dell’inflazione all’1,7% dall’1,5% di febbraio mostra già la spinta dei rincari dei carburanti mentre l’elettricità accelererà presto. “Guardando al futuro”, è il commento del senior economist Paolo Pizzoli, “sembra inevitabile che il trasferimento dei costi continui”. Una dinamica che avverrà con tutta probabilità nel manifatturiero, chiarisce, mentre nei servizi per il momento non vi sono segni evidenti di un rischio di spirale salari-prezzi. Nel complesso, dato l’impatto del conflitto, la risalita del carovita a marzo non sembra dunque sorprendere l’esperto. Ma un avvertimento nelle sue parole c’è comunque: “L’inflazione potrebbe oscillare nella fascia del 2%-3% per il resto dell’anno anche in scenari non estremi, con rischi notevoli che superi il 3%”.
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