A dicembre il carovita ha rallentato grazie all’energia. Meglio del previsto il dato core (2,3%). Ma i prezzi nei servizi restano elevati e secondo i gestori convinceranno l’Eurotower a non toccare i tassi
L’inflazione dell’Eurozona chiude il 2025 all’obiettivo. Come previsto, infatti, a dicembre il carovita del blocco è sceso al 2%, dal 2,1% di novembre, grazie al calo dell’1,9% dei prezzi dell’energia. Particolarmente positivo poi il dato core, arretrato al 2,3% dal precedente 2,4%, contro il 2,4% del consensus. Secondo i gestori, quindi, il quadro emerso dalla stima preliminare diffusa da Eurostat, da un lato, allontana sempre di più la possibilità, rilanciata dal falco tedesco Isabel Schnabel, di un aumento del costo del denaro e, dall’altro, rafforza l’ipotesi di tassi invariati nei prossimi mesi. Il dato ancora elevato relativo ai servizi (al 3,4%, dal 3,5%) dovrebbe redere infatti tollerabili per la Banca centrale europea eventuali discese dei prezzi al di sotto del target.
Per Ulrike Kastens, senior economist di DWS, la situazione nei servizi resta poco incoraggiante, con i prezzi spinti soprattutto da una crescita salariale che nella seconda metà del 2025 si è rivelata più sostenuta del previsto. “Nel corso della conferenza stampa di dicembre, la Bce ha sottolineato di monitorare con particolare attenzione l’inflazione dei servizi. Inoltre gli indicatori anticipatori,come il Pmi, rimangono ben al di sopra della soglia di 50, segnalando ulteriori aumenti nei prossimi mesi”, sottolinea. Ne deriva, secondo l’esperta, che con tutta probabilità nel 2026 questa voce continuerà a rappresentare il principale driver del carovita. “Anche qualora l’inflazione dovesse scendere temporaneamente al di sotto del 2,0% nei prossimi mesi, è improbabile che ciò determini un cambiamento della politica monetaria”, sostiene. Ricordando come Francoforte abbia più volte definito “appropriato” l’orientamento attuale. “In presenza di una crescita moderata del Pil e di un mercato del lavoro stabile, il tasso sui depositi è previsto stabile al 2,0% nel corso di quest’anno”, afferma.
Il ciclo di tagli è finito
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
Tomasz Wieladek, chief european macro economist di T. Rowe Price, evidenzia che, escludendo la volatilità legata ai pacchetti vacanza in Germania, il carovita dei servizi sarebbe probabilmente risultato ancora più sostenuto. A suo avviso, quindi, Christine Lagarde e colleghi tenderanno a guardare oltre eventuali segnali di debolezza del dato headline. “Il fatto che l’inflazione dei servizi rimanga così persistente continuerà a preoccupare il Consiglio direttivo: ciò implica che il ciclo di tagli sia ormai certamente concluso”, assicura. Aggiungendo anche che, finché sarà così, “i mercati finanziari continueranno a sottovalutare il rischio di un rialzo dei tassi in risposta alle pressioni inflazionistiche derivanti dalla politica fiscale tedesca”.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, guarda anche alla crescita economica. “Ad oggi l’economia europea mostra segnali di tenuta e le stime di incremento del Pil per il 2026 sono state riviste leggermente al rialzo, dall’1% all’1,2%, aprendo ad un cauto ottimismo”, osserva. Anche se, precisa, restano alcuni rischi legati al contesto geopolitico, in particolare sul fronte energetico, alla luce dell’attuale situazione in Venezuela. Per ora quindi, conclude, “la Bce sembra orientata verso un approccio attendista”.
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