Per i gestori, l’offensiva di Trump peserà sul PIL dell’Eurozona. E Lagarde dovrà ridurre i tassi tre-quattro volte. De Guindos: “Con i dazi meno crescita e più inflazione, l’UE risponda con prudenza”
Mentre sui mercati globali la tensione è alle stelle, l’unica quasi certezza per gli investitori è che la Banca centrale europeataglierà nuovamente i tassi d’interesse il prossimo 17 aprile. L’offensiva commerciale lanciata dal presidente USA Donald Trump ha infatti spinto al 90% le probabilità di un’altra sforbiciata stimate dai trader, con un picco che è arrivato al 100% nella giornata nera di lunedì. Ma non solo. Mentre il vicepresidente dell’Eurotower, Luis de Guindos, paventa un rallentamento delle crescita globale e raccomanda a Bruxelles di usare la massima prudenza nel rispondere all’amministrazione americana, aumentano gli economisti secondo cui Francoforte sarà costretta ad accelerare il ritmo dell’allentamento nel corso dell’anno a causa dei dazi.
De Guindos: “Meno crescita e più inflazione, prudenza”
Luis de Guindos, vicepresidente della Banca Centrale Europea
Il banchiere centrale è convinto che l’introduzione delle nuove tariffe rappresenti “un cambiamento di paradigma” che comporterà per l’economia mondiale “più frammentazione”, “meno crescita” e “molto probabilmente più inflazione”. In questo quadro, ha rimarcato nel suo intervento al meeting annuale dell’Associazione bancaria spagnola, è necessario “stabilire un nuovo equilibrio dei mercati finanziari”. E da parte dell’Europa dovrà arrivare “una risposta pensata, prudente, sensata”, con l’obiettivo di evitare un’escalation dello scontro commerciale: scenario “sarebbe molto negativo”. Per il vicepresidente della BCE, la reazione del mercato alle decisioni della Casa Bianca è stata improntata all’avversione al rischio e ha portato a una repentina correzione delle quotazioni in scia alle mutate aspettative su crescita e inflazione. “Un aspetto positivo è che i mercati restano sempre allo stato liquido, non si è vista una situazione di panico”, ha tuttavia rimarcato. Sottolineando come la preoccupazione degli investitori non riguardi tanto la decisione USA ma appunto “la possibilità di un secondo round di dazi e ritorsioni, con una escalation verso una guerra commerciale completa”. In questo quadro, ha concluso de Guindos, è evidente che l’Europa deve agire unita e che “aumentare la sua autonomia rispetto al nuovo ordine geopolitico globale”. Questo “implica riforme, come l’integrazione dei mercati dei servizi”.
Intanto, la maggior parte degli economisti ritiene probabile che il rallentamento economico innescato dall’offensiva commerciale USA e le ripercussioni sulla volatilità del mercato possano pesare sui prezzi tanto da superare l’impatto inflazionistico di eventuali misure di ritorsione. E i mercati prevedono al momento quasi due tagli dei tassi nelle prossime due riunioni della BCE, per un totale di tre-quattro sforbiciate da qui a fine anno. Nel board dell’Eurotower, prima del fatidico ‘Liberation day’, i membri non erano affatto d’accordo sull’opportunità di ridurre ancora il costo del denaro ad aprile ma ora lo scenario appare cambiato. E per gli analisti, la crisi rende la revisione al ribasso della prossima settimana quasi una certezza. D’altra parte, il caos di questi giorni rende la possibilità di una recessione sempre più concreta e il sostegno alla crescita più urgente della lotta all’inflazione.
La view dei gestori
Mauro Valle, responsabile investimenti obbligazionari di Generali Investments Partners
Per Mauro Valle, head of fixed income di Generali Asset Management, le tariffe decise da Donald Trump rischiano di produrre un impatto negativo moderato sulla crescita dell’UE ma questo sarà compensato dalla spesa fiscale tedesca verso la fine del 2025 e nel 2026. “Si prevede che l’inflazione nell’Eurozona continui a diminuire nei prossimi mesi, afferma il manager della casa di gestione, “consentendo alla BCE di tagliare il costo del denaro nelle prossime riunioni e portando potenzialmente i tassi ufficiali sotto il 2% se necessario”.
Andrew Lake, head of global fixed income di Mirabaud AM
Secondo Andrew Lake, head of fixed income di Mirabaud Asset Management, in Europa quest’anno sono probabili tre o quattro tagli. “Sebbene sia una possibilità”, mette in guardia, “sembra prematuro parlare di una sforbiciata alla fine di questo mese da parte della Fed o della BCE poiché non sappiamo ancora per quanto tempo rimarranno in vigore questi dazi o come andranno le trattative. Un’ulteriore escalation, dal punto di vista, dell’esperto, rappresenta quindi ben oltre una preoccupazione concreta.
Matteo Ramenghi, chief investment officer di UBS WM in Italia
Secondo Matteo Ramenghi, chief investment officer di UBS WM in Italia, è possibile che in estate la crescita europea si azzeri temporaneamente. “Questa riduzione potrebbe essere mitigata dalla fine della guerra in Ucraina e dal piano tedesco”, precisa. Per l’esperto, i dazi potrebbero avere un effetto inflattivo a brevissimo termine ma l’impatto economico sarà negativo e potrebbero esserci riflessi deflattivi a medio termine: infatti, una maggior quantità di merci asiatiche potrebbe arrivare in Europa. “L’euro si è inoltre rafforzato di recente, fattore di per sé deflattivo”, conclude, “per questo è possibile che la BCE si spinga oltre rispetto ai due soli tagli previsti finora per il resto dell’anno”.
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