Gli economisti sentiti da Reuters si aspettano una sforbiciata giovedì prossimo e un’altra a dicembre. E prevedono un calo più rapido dell’inflazione. Pesa anche la situazione tedesca
Giovedì prossimo la Banca centrale europeataglierà nuovamente i tassi dell’Eurozona di 25 punti base. Poi, replicherà a dicembre. È questa l’ipotesi maggioritaria, se non unanime, che circola sui mercati, ora confermata anche dagli economisti intervistati da Reuters, che prevedono un calo più rapido dell’inflazione dell’Area. D’altra parte la stessa presidente Christine Lagarde ha aperto a una sforbiciata autunnale e, a ruota, hanno fatto lo stesso i colleghi del board Philip Lane, Isabel Schnabel e Francois Villeroy de Galhau.
Una svolta inattesa se si pensa che appena un mese fa solo il 12% degli economisti intervistati dall’agenzia di stampa britannica aveva previsto un taglio per il 17 ottobre. Stessa view dei trader, che trenta giorni fa scommettevano su riduzioni al costo del denaro a cadenza trimestrale. Decisiva è stata l’inflazione, che a settembre è scesa all’1,8%, ma anche i dati macro che continuano a mostrare un’economia impantanata, con la Germania avviata verso una recessione.
Gli economisti Reuters prevedono più tagli quest’anno
Il sondaggio Reuters, condotto dal 2 all’8 ottobre tra 75 economisti, mostra oltre il 90% degli intervistati (70) convinti che la BCE riduca il tasso di deposito di 25 punti base la prossima settimana, portandolo al 3,25%. Solo cinque pensano che Francoforte non agirà. Sono poi 68 quelli per i quali Lagarde taglierà ancora al 3,00% a dicembre, in linea con le previsioni del mercato. Negli ultimi sei mesi, gli economisti sentiti dall’agenzia di stampa avevano previsto un totale di tre sforbiciate da 25 punti base quest’anno, ma ora se ne attendono quattro. Inoltre una maggioranza di oltre il 55% (41 su 72) prevede due riduzioni dei tassi nel prossimo trimestre, al 2,50%. Quanto all’anno prossimo, le attese sono per due interventi, come prezzato dai mercati.
L’indagine mostra poi che l’inflazione nella Zona euro è vista salire leggermente e raggiungere l’obiettivo BCE del 2% negli ultimi tre mesi dell’anno, per poi restare stabile almeno fino al 2027. Trenta giorni fa gli economisti si aspettavano che il target venisse centrato solo nel 2025. Tuttavia, il dato ‘core’ rimarrà elevato da qui a fine anno e si attesterà su una media del 2,7%, come a settembre, prima di rallentare gradualmente l’anno prossimo. Quanto alla crescita, nonostante i recenti PMI suggeriscano un rallentamento, si prevede un’espansione a un ritmo accettabile nel corso del 2025. Secondo il sondaggio, il PIL aumenterà dello 0,2% nel trimestre in corso, e registrerà una crescita media dello 0,7% quest’anno, prima di segnare +1,2% nel 2025 e +1,4% nel 2026. Tuttavia, la Germania continuerà a soffrire. La prima economia dell’Area ha ristagnato nel periodo luglio-settembre, dopo la contrazione dello 0,1% registrata nel secondo trimestre, e crescerà dello 0,1% nell’ultima parte dell’anno. Nel 2025 e nel 2026 si stima invece un’espansione dello 0,8% e dell’1,3%.
L’effetto Germania
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
Proprio la situazione di Berlino, secondo Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price, rafforza l’ipotesi di un’accelerazione da parte dell’Eurotower. Per l’esperto, dopo il crollo di agosto, ci sono infatti forti ragioni economiche per cui gli ordini industriali potrebbero rimanere deboli anche nel terzo e quarto trimestre, sia nel settore dei beni capitali sia in quello dei beni di consumo. “Le imprese e i consumatori tedeschi sono soggetti a livelli molto elevati di incertezza della politica economica. Questo è il risultato della mancanza di un percorso da seguire da parte del governo, ma anche del grande rischio di una rielezione del presidente Trump”, spiega.
Tale incertezza, secondo Wieladek, potrebbe diminuire significativamente dopo le elezioni se a vincere sarà Kamala Harris. In questo caso, infatti, il manifatturiero teutonico vedrà un significativo rimbalzo a breve termine. Ma se dovesse spuntarla Trump, il timore di dazi elevati potrebbe portare a cali ancora maggiori degli ordini, perché consumatori e imprese diventeranno ancora più cauti. “Questi dati rafforzano certamente l’attuale visione della debolezza economica di Berlino e sostengono il desiderio della BCE di tagliare il tasso di riferimento a ottobre”, sostiene l’esperto. Sottolineando che i mercati finanziari continueranno a essere preoccupati per la prospettiva di una recessione più profonda della Germania finché persisterà questa incertezza.
François Rimeu, senior strategist di La Française Am
Sulla stessa linea François Rimeu, senior market strategist di Crédit Mutuel AM, per il quale è praticamente certo che Francoforte tagli il costo del denaro giovedì prossimo. “Le due economie principali sono in grande difficoltà e tutti gli indicatori di primo piano sembrano indicare basse possibilità di miglioramento nei prossimi mesi”, fa notare. Sebbene i Paesi del Sud dell’Eurozona “stiano reagendo ragionevolmente bene, il problematico contesto tedesco e francese dovrebbe rendere la BCE più accomodante nonostante alcuni rischi inflattivi perduranti”, conclude.
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