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Redditività in crescita, qualità degli attivi stabile e capitale robusto: l’outlook di Scope Ratings per il prossimo anno è costruttivo. Ma sul percorso si addensano rischi macro, politici e geopolitici che potrebbero mettere sotto pressione il settore
Il comparto bancario europeo si avvicina al 2026 in condizioni complessivamente solide. È quanto emerge dall’European Bank Outlook 2026 di Scope Ratings, secondo cui la qualità degli attivi rimane robusta e i livelli di capitale offrono un margine di sicurezza rilevante agli istituti. Una prospettiva che ha portato gli analisti a rivedere al rialzo le previsioni di utile per il prossimo biennio, ma con la consapevolezza che il contesto di fine ciclo e una serie di variabili esogene potrebbero complicare il quadro.
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Margini in normalizzazione, utili sostenuti da più fattori
“La normalizzazione dei margini di interesse si sta esaurendo”, osserva Marco Troiano, head of financial institutions ratings dall’agenzia UE. Nonostante ciò, l’esperto di dice convinto che l’andamento degli utili continuerà a beneficiare di un mix di elementi favorevoli: “La ripresa della crescita dei prestiti, l’espansione delle commissioni, il rallentamento dell’inflazione dei costi e un quadro di perdite su crediti contenuto”. Gli analisti prevedono infatti solo un moderato aumento dei default nella seconda metà del 2026, insufficiente però a compromettere la qualità del credito. Senza contare che le banche dispongono di un adeguato buffer di conto economico per coprire eventuali perdite, mentre gli accantonamenti si mantengono bassi in tutta Europa. “Anche nel settore del real estate commerciale”, precisa Troiano, “le aspettative sulla qualità futura del credito risultano migliorate”.
Outlook dei rating stabile, M&A ancora protagonista
Lo scenario base resta dunque bilanciato e le prospettive dei rating si mantengono perlopiù stabili. La combinazione tra tassi più alti più a lungo e la prospettiva di una crescita economica maggiore rappresenta un elemento di supporto. Tutti fattori che, secondo Troiano, forniranno supporto anche al processo di consolidamento osservato all’intero del settore negli ultimi due anni: “Operazioni di M&A ben eseguite possono accelerare la performance grazie all’aumento della scala operativa, al rafforzamento della posizione competitiva e a una maggiore diversificazione”.
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I rischi: trade war, geopolitica e instabilità politica
Non mancano tuttavia fattori in grado di mettere pressione sulle valutazioni. Una guerra commerciale o shock geopolitici potrebbero infatti indebolire l’economia europea e innescare correzioni negli asset finanziari. La crescente instabilità politica, inoltre, rischia di frenare la crescita del credito e di far salire il costo della raccolta all’ingrosso. Si tratta però di incognite non sufficienti a incrinare un giudizio complessivo che resta comunque costruttivo: le banche europee dovrebbero mantenere livelli elevati di redditività, con un return on equity medio atteso in doppia cifra. Gli istituti dell’Europa “core”, soprattutto tedeschi e francesi, sono destinati ad avvicinarsi gradualmente alla media UE.
Da dove arriverà la redditività
Secondo l’outlook, i principali fattori di sostegno alla performance saranno diversi e convergenti. In primo luogo, si prevede una stabilizzazione dei margini di interesse su livelli ancora elevati. A questo si aggiungerà una ripresa della crescita dei prestiti, seppure con differenze tra le varie aree geografiche. Anche l’aumento delle commissioni e delle fee contribuirà al miglioramento della redditività. Sul fronte dei costi, il report stima un rallentamento, con un cost/income mediano che dovrebbe rimanere sotto il 53%. Infine, l’analisi individua un quadro favorevole per il costo del rischio: nonostante il lieve incremento atteso nella seconda metà del 2026, il livello complessivo resterà gestibile.
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Regolamentazione: la sfida tra semplificazione e rischi di deregolamentazione
Il report dedica ampio spazio al futuro dell’impianto regolamentare europeo. Gli analisti si dichiarano favorevoli a semplificazioni mirate, soprattutto nei casi in cui norme ridondanti non abbiano prodotto benefici tangibili. Tuttavia, ricordano che il capitale bancario è materia complessa e che le semplificazioni non possono prescindere da obiettivi di stabilità finanziaria. L’efficacia degli strumenti AT1 come capitale “going concern” è parte di un dibattito ancora aperto: dieci anni di storia mostrano che tali strumenti raramente sono stati utilizzati per gli scopi previsti. Un altro nodo riguarda i buffer di capitale: distinguerli tra “rilasciabili” e “non rilasciabili” potrebbe aiutare il mercato a prezzare meglio il rischio. Una semplificazione ben calibrata potrebbe migliorare l’efficienza complessiva del sistema grazie a una maggiore trasparenza e a un rafforzamento dell’accountability, favorendo un approccio più orientato alla gestione del rischio che al mero adempimento regolamentare. Tuttavia, i potenziali benefici sono controbilanciati dal timore che un alleggerimento eccessivo possa generare una deregolamentazione dannosa. Secondo il report, una corsa globale al ribasso sugli standard regolamentari rimane un rischio di coda, ma non del tutto impossibile.
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