Capgemini: 3 su 5 indicano l’onboarding dei clienti tra le principali motivazioni. E quasi la metà sta creando nuove posizioni per la supervisione. La stima è che generino fino a 450 miliardi di dollari di valore economico da qui al 2028. Ma restano alcuni ostacoli
Banche e compagnie assicurative accelerano sugli agenti AI. Questi sistemi software, in grado di eseguire in autonomia compiti complessi per conto degli utenti grazie a capacità di ragionamento, pianificazione e memoria, vengono infatti sempre più utilizzati per gestire processi a contatto diretto con i clienti. E da qui al 2028 potrebbero generare fino a 450 miliardi di dollari di valore economico. È quanto emerge dal World Cloud Report in Financial Services 2026 del Capgemini Research Institute, stando al quale gli istituti di credito stanno implementando l’uso degli agenti AI su larga scala soprattutto nell’ambito del customer service (75%), del rilevamento frodi (64%), della gestione dei prestiti (61%) e dell’onboarding (59%). Stesso discorso per le assicurazioni, dove è in testa l’assistenza clienti (70%), seguita da underwriting (68%), gestione sinistri (65%) e onboarding (59%).
Per sfruttare al meglio questa opportunità, il 33% delle banche sta sviluppando internamente i propri agenti AI, mentre il 48% delle istituzioni finanziarie sta creando nuovi ruoli per la loro supervisione. Parallelamente il ruolo del cloud si sta evolvendo oltre la semplice funzione di infrastruttura o archiviazione. Tanto che quasi due dirigenti su tre (61%) considerano l’orchestrazione basata su cloud un elemento chiave della propria strategia AI.
Dario Patrizi, financial services director di Capgemini in Italia
“La combinazione tra intelligenza artificiale e cloud consente di sfruttare la potenza degli agenti AI di servire i clienti con maggiore precisione, velocità e impatto”, afferma Dario Patrizi, financial services director di Capgemini in Italia. Che sottolinea il diffuso ottimismo nel settore evidenziato dai dati: “L’era degli agenti aprirà l’accesso a nuovi mercati e segnerà una nuova fase di trasformazione”, assicura.Precisando che per realizzare appieno questo potenziale, le istituzioni finanziarie dovranno però adottare una visione di lungo periodo, in cui persone e software collaborino fianco a fianco.
Solo il 10% ha implementato agenti AI su larga scala
Secondo il report, l’adozione degli agenti AI è destinata a crescere rapidamente. L’80% delle istituzioni finanziarie si trova ancora nella fase di ideazione o di test pilota, ma resta un ampio margine di sviluppo, poiché solo il 10% li ha implementati su larga scala. I dirigenti individuano nell’onboarding clienti, nei processi Know Your Customer (KYC), nella gestione di prestiti e sinistri e nell’underwriting le aree di maggiore inefficienza. E le aziende sono ottimiste sul fatto che l’intelligenza artificiale agentica possa affrontare efficacemente queste criticità, offrendo vantaggi chiave come decisioni in tempo reale (96%), maggiore accuratezza (91%) e tempi di risposta più rapidi (89%).
Oltre a questo, per oltre nove manager su dieci (92%), questi sistemi software autonomi e intelligenticonsentiranno l’espansione in nuovi mercati senza ingenti investimenti infrastrutturali. Il 79% è anche convinto che gli agenti AI cloud-native permetteranno di introdurre prezzi e offerte dinamiche, massimizzando i ricavi e migliorando la competitività, mentre ben il 75% evidenzia l’opportunità dell’offrire supporto multilingue in linea con le normative e le specificità culturali locali. Visto quindi il potenziale enorme nel generare valore trasversale all’intera organizzazione, i vertici aziendali stanno orientando di conseguenza i propri investimenti: quasi due su tre affermano di destinare fino al 40% del budget per l’AI generativa alle tecnologie agentiche. Entro il 2028, una società su quattro prevede di incrementare tale investimento fino al 60%.
Gli ostacoli: dalla carenza di competenze ai costi
Le diffisoltà ovviamente non mancano. E quasi tutti i dirigenti individuano all’unanimità due ostacoli principali: la carenza di competenze tra manager e dipendenti (92%) e il peso delle normative e della compliance (96%). Pur esprimendo preoccupazione per la complessità di gestire regolamentazioni diverse da Paese a Paese, la maggior parte (89%) colloca la compliance in cima alle priorità strategiche per i prossimi tre anni. Anche gli alti costi di implementazione restano un freno al ritorno sugli investimenti. Tanto che un numero crescente di aziende (25%) si sta orientando verso modelli di service-as-a-software entro i prossimi 12-18 mesi, introducendo un nuovo paradigma per l’utilizzo e la valorizzazione economica dell’AI: invece di spendere per licenze o infrastrutture, pagherà per risultati concreti, come casi di frode risolti, transazioni elaborate o richieste dei clienti gestite.
Secondo l’osservatorio Deloitte, l’incidenza del segmento è salita al 24% al 16% in un anno. E già oggi il 60% dei clienti bancari attuali utilizza il mobile come canale principale. Intelligenza artificiale e nuovi bisogni guidano la trasformazione. Ma per cavalcarla servono nuovi modelli operativi
Dalla priorità dell’esperienza utente alla convergenza tra prodotti e canali, le ceo europee dell’industria tracciano un nuovo paradigma: meno silos, più tecnologia e un modello sempre più simile alle piattaforme digitali globali
Secondo Gebhart (J.P. Morgan AM) e altri esperti intervenuti all’Alfi Global Asset Management Conference, la crescita del passivo è un trend strutturale. Ecco perché, la vera sfida per i gestori, sarà essere sempre più ‛ETF-able’. Ma, oltre ai prodotti gestiti, occhio anche ad altri trend: robot-advisor e neobanche in testa
Un report SimCorp-Axyon AI mostra che gli algoritmi hanno generato rendimenti attivi positivi nel 61%-65% dei mesi analizzati. “Ma resta necessario un robusto processo di costruzione del portafoglio”
Secondo BCG e OpenAI, il passaggio a sistemi che orchestrano processi e decisioni consentirà di ridefinire tanto modelli organizzativi quanto interazione col cliente. Ma servono un’infrastrutture tecnologica coerente e personale qualificato
Secondo la multinazionale della consulenza, la svolta non saranno le criptovalute ma lo sviluppo di un’infrastruttura che aiuti l’integrazione tecnologica nei processi dei mercati. Il direttore esecutivo Zappavigna: “Dalla partnership con Taurus una piattaforma integrata per custody, tokenizzazione e trading”
Dall’analisi alla reportistica, tante le attività pronte a essere automatizzate. Ma, per Paolo Giudici (Università di Pavia), saranno qualità e scelte industriali a fare degli algoritmi un rischio o una minaccia. E sul futuro della professione la view è chiara: “Meno operatore, più supervisore”
Secondo un sondaggio di PwC, i gestori europei di strategie passive sono più scettici dei colleghi americani sull’impatto delle nuove tecnologie. Regolamentazione e cybersecurity le variabili indicate come principali ostacoli. Ma, dall’efficienza alla personalizzazione, i benefici dell’innovazione ci sono
Per Frederiek Van Holle (DPAM) l’intelligenza artificiale non è un progetto IT ma un cambio di modello. Il vantaggio competitivo si sposta dalla singola decisione alla capacità dell’intera organizzazione di apprendere e adattarsi nel tempo. Ecco i rischi e le opportunità per i gestori
Bankitalia: piattaforme web-mobile, AI e cloud computing fanno la parte del leone. Prestiti e depositi ancora poco digitali. Fintech non vigilate piccole, giovani, dinamiche ed esterofile
Secondo il fondatore di Bridgewater, l’area del Golfo sta diventando uno dei poli globali dell’intelligenza artificiale. Merito di fondi sovrani, infrastrutture cloud e un afflusso di talenti internazionali. Ma per l’economia mondiale arrivano due anni “precari”
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio