Per Ksenya Rulik, l’incidenza delle Magnifiche 7 sugli indici è troppo elevata e può causare distorsioni nei portafogli. Un motivo in più per fare rotazione settoriale, soprattutto da parte degli investitori passivi. Ecco l’offerta della casa
Ksenya Rulik, head of Quant Research di Ossiam (Natixis IM)
La concentrazione rappresenta una delle cifre distintive del mercato azionario americano nell’attuale congiuntura storica. Lo si evince dai dati sull’incidenza delle ‘Magnifiche Sette’, che a fine 2024 rappresentavano gran parte della capitalizzazione di mercato degli indici azionari (rispettivamente 1/4 e 1/3 dell’indice MSCI World e S&P 500). Questa caratteristica, in particolare per gli investitori passivi, ha aggravato sia il sell-off USA andato in scena nelle scorse settimane in reazione ai dazi sia il calo del settore tecnologico nella prima metà del 2025. Ma poiché la guerra commerciale di Donald Trump resta aperta, rendendo impossibile prevedere quali saranno gli sviluppi nei prossimi mesi, sono diverse le case a proporre soluzioni di investimento che permettano la diversificazione oltre le strategie di capitalizzazione tradizionali. La redazione di FocusRisparmio ha raggiunto Ksenya Rulik, head of Quant Research di Ossiam (Natixis IM), per approfondire i punti di forza di questo approccio e la view sui prossimi mesi.
In che termini il problema della concentrazione sta colpendo i principali benchmark market cap?
La ripartizione sta diventando sempre più difficile, dato il livello molto basso di diversificazione che un soggetto può raggiungere quando investe in equity: basti pensare che gli Stati Uniti rappresentano oggi il 74% delle azioni globali, il settore IT rappresenta oltre il 30% del mercato USA e i primi dieci titoli di Wall Street pesano per il 36% sulla sua intera capitalizzazione di mercato. E una dinamica simile si può riscontrare anche a livello di fattore, con il momentum e lo stile di crescita alla ribalta mentre value, quality e gli altri stili d’investimento continuano a soffrire. Il tutto senza contare valutazioni che restano a livelli estremamente elevati, soprattutto se comparate con quelle disponibili in Europa.
Guardando in particolare al segmento degli ETF azionari, su quali esposizioni prevedete che gli investitori saranno più esigenti quest’anno anche in considerazione delle caratteristiche di mercato?
La recente performance del settore IT, che ha fatto a lungo da traino per Wall Street ma ora si trova in difficoltà, potrebbe indurre gli investitori a considerare strategie a bassa volatilità o comunque più difensive. In alternativa, non ci stupirebbe se venissero prese in considerazione soluzioni dinamiche di rotazione settoriale o schemi di ponderazione alternativi. Dal punto di vista ESG, l’ultimo rapporto di Morningstar Direct mostra invece una chiara preferenza per gli strumenti di investimento passivi. In tale contesto, i parametri di riferimento “PAB” – Paris-Aligned Benchmarks – paiono ben posizionati per crescere ulteriormente nelle allocazioni, poiché aiutano a bilanciare i requisiti finanziari con i criteri stabiliti dagli accordi di Parigi.
Come si inseriscono le strategie sistematiche di rotazione settoriale in questo contesto? Quali sono le esposizioni alternative offerte per accedere ai mercati azionari?
In un contesto dominato dall’iper-concentrazione, noi di Ossiam crediamo che le strategie sistematiche possano rappresentare un’opportunità di investimento anziché un rischio. L’idea è selezionare, su base mensile, i settori che appaiono sottovalutati rispetto alle loro valutazioni di lungo periodo, ad esempio attraverso indicatori come il rapporto CAPE relativo. Questo approccio offre naturalmente un potenziale di diversificazione e generazione di alfa, contribuendo a un processo di “normalizzazione della diversificazione” del mercato azionario statunitense.
Dal punto di vista delle performance, quali sono le ragioni del successo di queste strategie nel corso degli anni?
L’approccio di rotazione settoriale dinamica ha fornito alfa in modo coerente nel tempo, senza dipendere da una specifica caratteristica come esposizione ai fattori, al mercato o al rischio di coda. La forza di tali strategie risiede principalmente nel segnale d’investimento: la capacità di discriminare con successo i settori su base mensile.
Geopolitica, tecnologia, demografia. Guardando al futuro, quali sono i fattori che influenzeranno maggiormente i mercati e come vengono integrati in queste strategie?
Poiché si tratta di strategie quantitative e sistematiche, l’approccio rimane agnostico rispetto alle narrazioni o agli sviluppi macroeconomici e geopolitici. Tuttavia, questi temi porteranno verosimilmente a un aumento della volatilità del mercato, il che rappresenta un’opportunità per i gestori attivi, specialmente in ottica settoriale. In questo senso, strategie basate sulla rotazione possono risultare ben posizionate per intercettare tali dinamiche.
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