Il mercato più importante del mondo potrebbe ancora riservare sorprese positive. E Daniel Roberts, gestore del fondo di Fidelity International, è pronto a coglierle. Non senza trascurare, però, l’ascesa dell’Europa e il Giappone. Ecco la sua ricetta
Daniel Roberts, gestore del fondo FF FF Global Dividend Fund di Fidelity International
L’azionario USA è nell’occhio del ciclone. Con le ultime mosse del presidente americano Donald Trump in materia di dazi, l’asset class su cui tutti gli outlook puntavano all’inizio dell’anno sembra essersi trasformata in un boomerang per i portafogli. Eppure, anche in un contesto delicato e ricco di insidie come quello attuale, il mercato più importante del mondo potrebbe ancora riservare sorprese positive. E il FF Global Dividend Fund di Fidelity International, tra i prodotti più noti in Italia a chi voglia esplorare il vasto mondo dell’equity internazionale, è pronto a intercettarle. Non senza trascurare, però, l’ascesa dell’Europa per cavalcare l’inversione di ruoli dell’ultimo periodo e fare incetta di cedole. FocusRisparmio ha raggiunto Daniel Roberts, gestore del fondo, per approfondire le caratteristiche del prodotto e capire quale sarà la strategia.
Considerando l’attuale scenario economico e politico, caratterizzato dall’incognita Trump e da una progressiva divergenza nelle strade di Fed e BCE, quali prospettive vede per il mercato azionario USA nel 2025?
In un contesto macroeconomico incerto come quello che si è venuto a creare negli ultimi giorni, le aziende che distribuiscono dividendi di qualità elevata o quelle dotate di flussi di cassa resilienti dovrebbero continuare a svolgere un ruolo chiave nei portafogli. Ciò che gli investitori devono monitorare nel corso dell’anno sono le valutazioni: un mercato che prezza aspettative di crescita ottimistiche è vulnerabile a sorprese negative e questo rischio è particolarmente acuto nei segmenti più speculativi, dove una rivalutazione del rendimento degli investimenti sull’AI o la delusione per le iniziative politiche di Trump potrebbero lasciare molti insoddisfatti. Ma se le sorprese sono inevitabili quando si investe a livello globale, il nostro approccio cerca di limitarne l’impatto. Ciò deriva da un’attenzione costante ai prezzi, la tendenza a stare lontani da titoli con attese elevate e una preferenza per imprese le cui prospettive sono prevalentemente guidate dall’interno piuttosto che alla mercé di fattori esogeni.
Nelle ultime settimane l’Europa pare però di gran lunga preferita agli USA. Questo trend cambierà la vostra allocazione, considerando che ora il Paese verso cui siete maggiormente esposti sono gli USA?
Gli USA negoziano a un premio significativo rispetto al resto del mondo e si caratterizzano per un divario di valutazione elevatissimo. Mentre il peso della tecnologia spiega in parte il differenziale di valutazione, uno sguardo più attento mostra che tutti i dieci settori di Wall Street sono più costosi rispetto ai loro omologhi esterni. In altre parole, il premio è di base piuttosto ampio. È vero che il 2025 ha visto i primi segnali di ridimensionamento per questo gap, con una forte sovraperformance relativa delle azioni europee che ci ha permesso di trovare migliori opportunità in aziende domiciliate sulla sponda Orientale dell’Atlantico, ma va detto che molte di queste partecipazioni generano comunque una quota importante dei ricavi in America.
In quali aree geografiche o settori conviene investire per un investitore azionario oggi?
Quanto alla dimensione geografica, monitoriamo il rischio dal punto di vista del Paese di domicilio ma guardando comunque ai ricavi sottostanti. È proprio questo che spiega come mai il 30% dei titoli in portafoglio sia comunque negoziato negli Stati Uniti. Lontano da queste latitudini, guardiamo principalmente all’Europa e vediamo alcune opportunità in Giappone. Questa regione ha prodotto una performance di lungo periodo deludente ed è spesso trascurata dagli investitori globali ma ora le valutazioni sembrano più interessanti, i bilanci sono forti e l’allocazione del capitale sta migliorando. Tutte caratteristiche che contribuiscono a disegnare uno scenario attraente per la generazione di idee. Siamo ben diversificati anche su base settoriale. Dato l’obiettivo di fornire un rendimento totale corretto per il rischio interessante, non sorprende forse la nostra preferenza verso realtà con caratteristiche fondamentali più difensive ma ciò non significa che abbiamo grandi bias verso aree come i beni di consumo e l’assistenza sanitaria. Piuttosto, siamo a caccia di idee che mostrino caratteristiche di resilienza e che cerchiamo nel mercato più ampio. Sotto questo aspetto, si tratta di un vero e proprio portafoglio bottom-up.
Quali caratteristiche ha il fondo?
Continuiamo a concentrarci sugli investimenti in imprese con valori interessanti e fondamentali, idealmente gestite da team da un management che abbia tanta esperienza e una visione di lungo termine. Riteniamo che la gestione congiunta di questi due rischi ci consentirà di offrire un rendimento corretto per il rischio significativamente migliore rispetto al mercato, oltre a ritorni interessanti e a un dividendo in crescita. Per quanto riguarda il nostro approccio alla costruzione del portafoglio, è unconstrained. Significa che partiamo da un foglio bianco anziché pensare al posizionamento rispetto a un indice. Viene considerato l’Msci ACWI, ma questo definisce solo veramente un universo investibile. Non pensiamo in termini di sovrappeso o sottopeso di un titolo o di un settore ma se la nostra allocazione in termini assoluti sia appropriata al rischio-rendimento. Di conseguenza, il portafoglio finale appare e si comporta in modo molto diverso dall’indice. Con una quota attiva del 93%, la nostra sovrapposizione con l’indice di riferimento è solo del 7%.
Vale anche la pena forse sottolineare che, sebbene la strategia abbia un bias verso i dividendi, il nostro scopo è offrire un ritorno totale interessante agli investitori. Ciò significa che vogliamo evitare uno scenario in cui le cedole vanno a scapito del capitale. L’errore più comune per chi investe in income azionario è quello di prendere indiscriminatamente posizione ad azioni con il rendimento più elevato, senza prestare la dovuta attenzione alla sostenibilità del dividendo su cui esso si basa. Quello che cerchiamo di fare noi invece è trovare un equilibrio: solo così possiamo far crescere la distribuzione in modo coerente nel tempo, in linea con la crescita dei profitti delle società del portafoglio. Siamo felici di poter dire di essere riusciti a far crescere la distribuzione ogni anno dalla nascita del fondo nel 2012 e siamo fiduciosi che continueremo a farlo.
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