Oro, i gestori vedono rosa. Ecco perché
Tra gli acquisti delle banche centrali, quelli boom da parte degli investitori retail e una Fed accomodante, il rally continuerà. E un’eventuale correzione azionaria potrebbe rivelarsi un’opportunità
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Il mercato italiano del private capital continua a guadagnare spazio nello scenario europeo. Secondo l’ultimo report sul settore di Preqin, oggi facente parte dell’universo BlackRock, i gestori con base nel nostro Paese hanno infatti raccolto 7,9 miliardi di euro negli ultimi 18 mesi e 3,8 miliardi solo nella prima metà del 2025. Un trend che va di pari passo con quello dei deal completati, pari a 443 nell’arco di tutto il 2024 per un valore di oltre 52 miliardi, e conferma il ruolo crescente dell’industria nazionale in un panorama ancora dominato dalla coppia Francia-Regno Unito.
Il mercato dei fondi alternativi basati in Europa per asset class. Fonte: Preqin, dati a luglio 2025
Scendendo nel dettaglio dei dati sul nostro Paese raccolti da Preqin, il segmento infrastrutturale resta tra i più dinamici: 2,9 miliardi di euro di operazioni nel primo semestre dell’anno e un ruolo crescente del private debt, con transazioni completate per un controvalore di oltre 500 milioni. “Il domestico degli alternativi sta diventando un canale essenziale per finanziare innovazione e transizione energetica”, spiega la società di ricerca e analisi dati, “in linea con la tendenza europea che vede il capitale privato sempre più centrale nel sostegno all’economia reale. Il momentum positivo della Penisola riflette poi anche un’evoluzione qualitativa: il Private Capital Index nazionale è infatti cresciuto del 221,7% nell’ultimo decennio, superando la media continentale e segnalando un aumento della redditività per i prodotti domestici. “La resilienza dell’industria tricolore è sostenuta da un crescente numero di asset manager indipendenti”, si legge, “ma anche da una maggiore integrazione con i capitali internazionali”.
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Come spiegato da Preqin, il dato italiano si inserisce comunque in un quadro continentale all’insegna dell’accelerazione. La raccolta dei fondi europei è infatti tornata su livelli record, con gli afflussi che hanno archiviato la prima metà dell’anno a quota 55,4 miliardi e quindi si trovano già oltre il valore raggiunto nell’intero arco dell’anno precedente. Il comparto del private equity ha toccato i 186,8 miliardi nel 2024, illustra in particolare il report, che sottolinea come si avvii a registrare un nuovo record. Non è quindi un caso che le proiezioni della società di ricerca e analisi dati vedano gli asset under management dei mercati privati europei superare la soglia dei 5.000 miliardi di euro entro il 2030.
Performance annualizzata dei mercati privati in USA ed Europa. Fonte: Preqin, dati a luglio 2025
Gli stessi investitori sembrano confidare nel boom degli alternativi europei, come dimostrano i dati sul cambio di sentiment registrato proprio nel 2025. Secondo Preqin, la quota di operatori globali che individua nell’Europa la regione con le migliori opportunità è infatti passata dal 28% di novembre 2024 al 41% dello scorso giugno. E la fiducia pare in crescita anche da parte di chi è basato entro i confini europei: il 66% considera oggi il Vecchio Continente come l’area più promettente, contro l’87% che solo pochi mesi prima indicava invece gli Stati Uniti (ora al 49%). A sostenere questa inversione di tendenza sono il miglioramento del quadro macroeconomico, valutazioni più contenute rispetto ad altri mercati sviluppati e una domanda crescente di asset a lunga durata.

Opinioni sulle valutazioni dei mercati privati, per asset class. Fonte: Preqin, dati a luglio 2025
La mappa del private capital europeo disegnata dalla società di casa BlackRock mostra una concentrazione ancora forte nei principali hub storici: il mercato del Regno Unito, ad esempio, ha toccato i 60,7 miliardi di raccolta nel primo semestre mentre quello della Francia si è attestato sui 42,1 miliardi. Contestualmente, però, appare evidente anche una crescita dei Paesi ‛emergenti’ presenti sul continente. In Spagna, uno dei casi più eclatanti, i gestori hanno chiuso 30 fondi per 5,9 miliardi di euro mentre nei Paesi Bassi la raccolta ha raggiunto 12,5 miliardi in soli sei mesi e si avvia a superare il dato annuale precedente.
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Un caso particolare evidenziato dai dai Preqin è quello della Germania, che sta vivendo un marcato rallentamento degli investimenti alternativi negli ultimi mesi. I fund manager tedeschi hanno infatti archiviato il primo semestre dell’anno con 484 deal all’attivo per un valore complessivo di 21,5 miliardi di euro, di cui 51 infrastrutturali per un controvalore di 2,6 miliardi, quando i dati dello stesso periodo 2024 parlavano di 1.053 operazioni e una cifra complessiva pari a 27,8 miliardi. Stessa dinamica sul fronte della raccolta, che si è fermata ad appena 4,7 miliardi dai 12,7 dell’anno precedente. La performance del mercato resta comunque solida, con un patrimonio gestito che a fine 2024 si attestava sui 216,6 miliardi di euro e il Private Capital Index cresciuto del 125,2% tra giugno 2015 e giugno 2025.
A livello settoriale, l’infrastruttura si conferma un’asset class di peso anche nel resto dell’Europa: secondo le stime di Preqin, il segmento dovrebbe infatti raggiungere un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 14,5% entro il 2030, mentre il private credit supera già i 450 miliardi di euro di masse gestite e potrebbe duplicare entro la fine del decennio. Il report sottolinea inoltre che oltre il 90% delle società con ricavi superiori ai 100 milioni di dollari in UE e Regno Unito resta non quotato, indicando un potenziale enorme per il finanziamento privato.
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