Secondo i gestori, il tech continuerà la sua marcia al rialzo. Ma volatilità e divergenze aumenteranno. Per questo è necessario guardare ai ricavi e diversificare per aree geografiche, settori e asset class
Nonostante le tensioni geopolitiche si siano riprese il centro della scena, l’intelligenza artificiale è sempre lì tra i protagonisti, anche in questo nuovo anno. Solo che adesso, più che chiedersi se siamo di fronte a una bolla speculativa oppure no, secondo i gestori è cruciale capire quali aziende saranno le vincitrici e quali usciranno invece sconfitte dalla rivoluzione tecnologica. Perché i mercati stanno già diventando più selettivi, e nei prossimi mesi volatilità e divergenze tra i singoli nomi (anche di segmenti apparentemente simili) sono destinate ad aumentare. Per questo è necessario guardare ai ricavi e, soprattutto, diversificare per aree geografiche, settori e asset class.
Alex Tedder, chief investment officer Equities di Schroders
“Il diffuso timore di una bolla speculativa spinge a interrogarsi sempre più sul ritorno sugli investimenti delle aziende. E il fenomeno è destinato a intensificarsi nei prossimi mesi, generando volatilità e divergenze, due elementi che offrono opportunità”, afferma Alex Tedder, cio Equities di Schroders. L’esperto spiega infatti come il ‘rischio AI’ non sia un’unica categoria: le aziende devono affrontare pressioni competitive, modelli di business ed esigenze di finanziamento molto diversi tra loro. Inoltre, precisa, i ricavi del settore non si accumulano tutti nello stesso posto e la monetizzazione può essere dispersa e nascosta. “Questa complessità rende insolitamente probabile un’errata attribuzione sia del rischio sia del valore”, avverte.
Occhio ai ricavi
Tedder mette in guardia sul fatto che non sempre i ricavi emergono dove ci si aspetta che succeda. “Qualsiasi analisi della monetizzazione dell’intelligenza artificiale richiede un esame dell’intero universo, che comprende le applicazioni con cui gli utenti interagiscono, gli LLM che le alimentano e l’infrastruttura di calcolo sottostante”, spiega. Altre volte, invece, i ricavi sono chiaramente visibili, come nel caso degli LLM e dei fornitori di servizi cloud, mentre in altre situazioni sono addirittura nascosti. “Le piattaforme digitali come Meta e Google utilizzano l’AI non come un prodotto da vendere, ma come uno strumento per migliorare le prestazioni pubblicitarie e l’engagement. Il miglioramento è reale, ma non viene etichettato come ‘ricavo dell’AI’”, chiarisce. Lo stesso vale per le quelle aziende che operano in molti settori in cui questa tecnologia viene utilizzata per migliorare la conversione e la redditività: tale monetizzazione nascosta è già consistente e spesso sottovalutata.
Il team degli economisti di Schroders ha quindi sviluppato due scenari gemelli che esplorano gli sviluppi di un ‘boom’ e di un ‘crollo’ dell’AI. Entrambi presentano potenziali difficoltà per gli investitori e le economie. Nel secondo caso, ad esempio, un calo degli investimenti potrebbe innescare una lieve recessione e due anni di stagnazione. Per ora però, precisa Tedder, “dato il solido contesto economico, in particolare negli USA, i mercati potrebbero benissimo continuare la loro marcia al rialzo”. A suo parere, la preoccupazione riguardo al ROI è reale e porterà senza dubbio a una maggiore volatilità dei mercati nel 2026. E, come nei precedenti cicli di innovazione, diverse aziende grandi e piccole potrebbero fallire. Ma i ricavi stanno emergendo, assicura: “Ci vorrà ben più di qualche delusione per minare il potenziale a lungo termine dell’intelligenza artificiale”.
Parola d’ordine: diversificare
Bob Homan, chief investment officer di ING
Anche secondo Bob Homan, chief investment officer di ING, il settore è molto più di una moda: è una rivoluzione che sta ridefinendo economie, lavoro e vita quotidiana. Ma è fondamentale investire con criterio, diversificando per aree geografiche, settori e asset classe. “Il tech è fortemente concentrato negli Stati Uniti, ma esistono opportunità interessanti anche altrove”, afferma. Precisando che Corea del Sud e Taiwan offrono titoli tecnologici attraenti, mentre le società IT cinesi restano innovative, ben capitalizzate e valutate in modo interessante. “La tecnologia rappresenta meno del 10% dell’indice MSCI China, contro il 40% negli USA, e scambia a un rapporto prezzo/utili di 25 rispetto a 30 negli States”, sottolinea. Un altro settore in cui, secondo l’esperto, l’AI sta avendo un significativo impatto trasformativo è quello della sanità: un comparto “relativamente conveniente e leader” sostiene, con le grandi aziende farmaceutiche che stanno investendo massicciamente dal 2018.
Infine, Homan evidenzia come le migliori opportunità legate all’AI non siano sempre accessibili attraverso i mercati azionari. “Le aziende tecnologiche attendono in media dodici anni prima di approdare in Borsa, o non si quotano affatto, contro i quattro anni del 1999. E la quota della tecnologia nelle Ipo è scesa dal 70% del 2017 al 30% del 2021”, analizza. Per questo, a suo parere, il private equity rappresenta una via per accedere a questi innovatori nelle fasi iniziali di sviluppo.
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