La carenza di ‘oro blu’ aumenta e per l’Onu c’è il rischio di un’imminente “crisi globale”. Ma le opportunità di coniugare sostenibilità e rendimenti non mancano: ecco dove guardare per i gestori
Definita ormai il nuovo petrolio, l’acqua è una delle risorse insostituibili più minacciate da cambiamenti climatici, inquinamento e crescita demografica. L’ultimo allarme arriva in occasione del World Water direttamentedall’Onu, secondo cui la carenza di risorse idriche sta peggiorando velocemente, con il “rischio imminente di una crisi globale”. Una prospettiva che, se da un lato preoccupa, dall’altro catalizza sempre di più l’interesse degli investitori su un settore difensivo ma dalle enormi possibilità crescita enormi e a lungo termine. Così come aumentano quelli che hanno cominciato a considerare il rovescio della medaglia, dando sempre più importanza agli effetti della siccità sugli altri settori.
Dove investire
“Le nostre ricerche, in collaborazione con il Woodwell Climate Research Center, hanno ribadito che esistono opportunità di investimento in soluzioni che rafforzano le infrastrutture idriche e promuovono la conservazione e l’efficienza delle acque”, affermano Louise Kooy-Henckel, Joy Perry e Paul Skinner, investment directors di Wellington Management. Quelle più immediate, a detta degli esperti, riguardano la filiera del valore dell’acqua: si tratta infatti di un contesto frammentato che potrebbe consentire alle aziende di rafforzare i propri vantaggi competitivi e promuovere il cambiamento, facendo leva anche sulle competenze digitali. Ci sono poi opportunità a lungo termine, come la desalinizzazione. “Un processo costoso, con effetti collaterali potenzialmente dannosi per l’ambiente ma che, visto l’intensificarsi della penuria d’acqua, potrebbe diventare una soluzione più conveniente in alcune regioni”, spiegano. Per gli esperti di impact investing di Wellington Management, tra le aziende e gli emittenti che stanno sviluppando sempre più soluzioni innovative lungo la catena del valore delle risorse idriche, spiccano l’americana Evoqua, la brasiliana Aegea e l’indiana Supreme Industries.
Sarah Norris, head of Esg equities di abrdn
Secondo Sarah Norris, head of Esg equities di abrdn, le soluzioni che consentono un uso e una gestione più efficienti dell’acqua e che promuovono una migliore cura degli oceani sono e saranno essenziali per contribuire a soddisfare la crescente domanda e dipendenza dalle risorse idriche. “All’interno dei nostri fondi sostenibili, ma più in generale anche nei fondi core, cerchiamo società con forti prospettive di crescita. Considerato il fabbisogno insoddisfatto, le società i cui prodotti e servizi miglioreranno l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, nonché l’efficienza delle infrastrutture esistenti, offrono notevoli opportunità di guadagno”, argomenta, citando l’americana Tetra Tech. Ma per la Norris esistono anche opportunità per le aziende che dimostrano una leadership nel settore idrico, riducendo al minimo l’uso dell’acqua o riutilizzandola il più possibile, come l’indiana Azure Power.
L’impatto della siccità sulle aziende
Robert Lambert, portfolio manager investment grade di Rbc BlueBay Am
Robert Lambert, portfolio manager investment grade di Rbc BlueBay Am, punta l’attenzione sull’impatto della carenza d’acqua. La scorsa estate l’Europa ha dovuto fare i conti con la peggiore siccità degli ultimi 500 anni, che ha avuto gravi implicazioni per la produzione di energia, pesando sui prezzi già elevati di elettricità e gas. “Ad esempio – osserva – ha ridotto la disponibilità di energia idroelettrica. A luglio 2022, i bassi livelli d’acqua nei bacini hanno fatto sì che, per la prima volta, la produzione mensile nell’Ue sia scesa al di sotto di quella solare. Tuttavia, non è stata colpita solo questa fonte. Électricité de France è stata costretta a ridurre la produzione delle centrali nucleari sul Rodano e sulla Garonna a causa della mancanza di acqua fluviale per raffreddare i reattori, mentre gli impianti tedeschi hanno segnalato una carenza di carbone a causa dell’interruzione dei trasporti sul Reno”.
Per questo, secondo Lambert, gli investitori devono monitorare sia gli emittenti più esposti a questi effetti sia quelli che stanno adottando misure per sviluppare e adottare soluzioni. “Dialogando con diverse società idriche internazionali, abbiamo compreso che i problemi legati alle perdite e all’inquinamento sono diffusi ovunque, non solo nel Regno Unito. Negli Usa, ad esempio, molte città e acquedotti presentano tubature e infrastrutture obsolete. Allo stesso modo, in molti Paesi in via di sviluppo, l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici rappresenta una sfida enorme”, sottolinea.
Opportunità nell’obbligazionario
Sui mercati, fa notare ancora Lambert, le società europee del settore idrico si sono mosse in linea con le obbligazioni societarie del Vecchio Continente, che nel 2022 hanno sofferto a causa dell’impatto della guerra in Ucraina sui mercati energetici, sulle catene di approvvigionamento e sull’inflazione dei costi. Le società idriche degli Stati Uniti e dei mercati emergenti hanno invece ottenuto risultati migliori grazie a un impatto meno diretto. “Gli Usa godono di indipendenza energetica, con abbondanti forniture di gas e un mercato dell’elettricità più efficiente. Inoltre, riguardo all’inflazione, la Fedha agito più rapidamente della Bce”, spiega l’esperto. E perquest’anno si prevede un rimbalzo: “Il mercato dei corporate bond statunitensi appare piuttosto ricco e le opportunità offerte dal credito europeo sono molto più ampie”, assicura.
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